— È una disgrazia, lo so; — rispose Massimo. — Pure, non vedo altro che faccia al caso mio, e non ho neanche da scegliere. Rovinato, e col pericolo di essere disonorato (tutti questi mali si possono aggravare, in principio), sono partito da Roma. E parto difatti. Vedi, Almerico! sono anche un vile, perchè ti prego di non scrivermi nulla di ciò che ella avrà detto, fino a tanto tu non mi possa annunziare che tutto è finito il meno male possibile.
— Senti, — disse Almerico, — poichè tu vuoi ad ogni costo....
— Sì, ad ogni costo, — interruppe Massimo, — è la mia risoluzione fermissima.
— Ebbene, — ripigliò Almerico, — poichè lo vuoi, si può anche fare. Ma io ti pongo un dilemma. O le cose sono più inoltrate che tu non abbia voluto confessarmi, e in questo caso mi dài una parte odiosa. Il giorno ch’ella sapesse che io ho mentito, per procacciarti una fuga, non potrei più presentarmi in sua casa. Sarei un uomo disonorato, e per davvero, mentre tu non lo sei che per celia. Ora, vedi, Massimo! il mio blasone è povero, o poco ci manca. Si sono presentate le occasioni di fargli una doratura nuova; e non ho voluto, amando meglio di lasciarlo com’è. Vuoi tu ora che io mi persuada a tingerlo?
— Ti giuro, — rispose Massimo, — che il primo corno del tuo dilemma è falso, come quello del rinoceronte. Spero che su questo paragone almeno non troverai nulla a ridire. Quello che io ti ho confessato è tutto il vero. È una cosa strana, lo so, lo vedo ancor io, che un capitano si ritiri da una piazza forte, alla vigilia della sua capitolazione. Ma che vuoi? fin qua ero arrivato, senza pensarci troppo, attirato e contenuto da tutte le circostanze che ti ho dette; il resto mi annoia; levo l’assedio, come un capitano che ha formato altri disegni più vasti. E questi disegni li sai, e non occorre che te ne dica più altro.
— Veniamo allora al secondo corno; — disse Almerico. — Questo non è di rinoceronte; è un corno autentico, sebbene sia il meno pericoloso. O non è niente, non son state che ciarle, servitù cavalleresca, adorazione platonica, e non vedo il bisogno di farti nero a quel modo, di addossarti tanti peccati, dove uno basterebbe.
— E quale, di grazia?
— La tua leggerezza, perbacco! Ti troverà leggero, e dirà che non meritavi di esser pianto. Ora, mio caro Massimo, per giungere a questo fine, non mi par necessaria una bugìa così grossa.
— Ma pietosa; — soggiunse Massimo.
— Pietosa, ma grossa; — ribattè Almerico. — E son io che debbo dirla! So bene che si calmerà; con me, poi, fingerà di calmarsi anche prima, non dolendosi d’altro che della tua perdita al giuoco, se pure vorrà prestar fede al racconto. Ma io, quando saprà il vero, che figura ci avrò fatto?