Non era giorno di visite, quello; ma tutti i giorni può capitare l’amica intima, che si annunzia con un bigliettino, o viene alla ventura, per una cosa o per l’altra, magari per nulla, che è il motivo più importante e il più giusto delle visite. Le amiche intime sentono ancora qualche volta il bisogno di portarvi una notizia e un conforto; se si tratta di un dispiacere, non vogliono che vi sia dato da altre che da loro, perchè esse ci hanno più grazia, e sanno all’occorrenza addolorarsi con voi.
Almerico di Montegalda, affacciandosi sulla soglia del salottino, temeva già di doversi trovare da solo a sola con la duchessa Serena. Per fortuna, c’era compagnia: non molta, poichè si trattava di una dama soltanto, ma che faceva per molte, poichè era la baronessa Coselli, quell’amabile chiacchierina che sapete, o che potete immaginarvi, se non avete pratica della società romana. La baronessa Coselli era venuta a vedere perchè mai la sua buona amica Serena mancasse la sera innanzi al famoso concerto dello Zskotche (pronunziate come vi pare, ma sternutando); un concerto maraviglioso, che pur troppo sarebbe stato l’unico, essendo il celebre pianista aspettato in settimana a Parigi.
— Anche voi mancavate, Montegalda; — disse la baronessa, volgendosi al nuovo venuto.
— Baronessa, io non conto, e dove sono mi contento di far numero; — rispose Almerico. — Spesso il lavoro mi trattiene allo scrittoio, e questi giorni, per l’appunto, il mio ministro....
— Era più nervoso del solito? — interruppe la baronessa.
— Non saprei dirvi; — rispose Almerico. — Non so neanco che sia tanto nervoso, da esser citato come un caso patologico.
— Ma, lo dicono tanti!
— I suoi nemici, baronessa, e voi non potete esser tra questi.
— No, davvero; anzi tutt’altro. È un uomo d’aspetto molto simpatico, il vostro ministro.
— E d’animo altrettanto gentile; — riprese Almerico. — Per nessuna ragione al mondo egli direbbe una parola spiacevole a chicchessia.