— Bella cosa! — esclamò la baronessa. — Gli vorrò bene anch’io al vostro ministro.
— Debbo dirglielo, baronessa? — domandò il giovanotto, sorridendo.
— No, per carità! — gridò la baronessa, simulando uno spavento che non sentiva affatto. — Voi non siete uomo da fare di queste ambasciate, neanche per celia. Sebbene, — soggiunse, con una sospensione malignamente lunga, la graziosa signora, — è voce universale che voi, conte Almerico, vi teniate troppo volentieri in seconda linea, dove potreste coi meriti vostri esser primo. Non siete l’eroe di nessun romanzo, voi! siete l’amico, il fratello, il consigliere....
— Dite pure il confidente da tragedia! — aggiunse Almerico, accettando lo scherzo.
— No, confidente no, — riprese la baronessa; — ma c’è per esempio nella «Corinna» della signora di Stael un principe siciliano, che vi somiglia tanto tanto. A proposito, che ne avete fatto del vostro lord? del conte di Riva? L’avete lasciato partire così solo soletto per Napoli? —
La duchessa Serena sorrideva a quella piccola scherma di motteggi, come si sorride in società, anche quando non se ne ha punto voglia, per semplice convenienza e per essere dispensati dal prendere nella conversazione una parte più viva. Ma a quell’accenno di Napoli la duchessa non sorrise più, e volse uno sguardo pieno di stupore ad Almerico, quasi volesse dirgli: — che novità sono queste? —
Almerico intravvide il lampo di quegli occhi; ma non era più tempo di confondersi. La domanda incalzava, e a quella bisognava rispondere.
— Baronessa, — incominciò egli, facendo bocca da ridere, — voi capirete che io non posso sostenere una parte così bella fino all’ultimo. Non sono il principe siciliano, io; sono segretario particolare al ministero di grazia e giustizia, con obblighi d’orario quotidiano, ai quali non vorrei mancare, se anche il mio ministro me ne concedesse licenza. Se non fossi suo segretario, andrei sostituto procurator generale presso qualche Corte d’Appello. Vedete che lunghezza di titolo! E se anche mi sbalestrassero a Napoli, avrei il dolore di non ritrovarci l’amico mio, che non è andato laggiù.
— Davvero? Ed io che avevo sentito!... Anzi, guardate, lo avevano veduto partire. Chi me l’ha detto? Non so più, ora; ma certamente ieri l’altro, in una conversazione delle cinque ore. Per dirvi tutto, si voleva anche vedere nella partenza del vostro amico.... e nella sua coincidenza con un’altra partenza....
— Ahi! — disse Almerico. — Ci siamo. —