Ma si trattenne anche qui, e fingendo una tranquillità di spirito che non gli soccorreva davvero, rispose:

— Ah, sì, ho capito: una metafora! Mi avevate già spaventato, baronessa, con le miniere viaggianti. Ma che relazione vedete voi tra il mio amico e.... e quella miniera?

— Non la vedo io; l’hanno veduta altri, dopo aver veduto, scusate la ripetizione! dopo aver veduto il conte Massimo in visita da miss Lockwood al teatro Apollo. Voi già ve lo figurate, conte: si chiacchierò subito. Si chiacchiera tanto, nel mondo! —

Almerico avrebbe voluto dirle: «Parlate per voi, baronessa». Egli disse invece, mettendosi sul grave:

— Signora, io non intendo come e perchè il mondo voglia ingannarsi con così pochi argomenti. Ma ognuno ha suoi gusti, e si contenta a suo modo. Lasciatemi dire, per altro, che questi sono gli effetti di una informazione erronea. Si crede che quella informazione sia vera; si ravvicina ad un fatto che per sè stesso sarebbe insignificante, e lì, come da due brave premesse, si trae una conseguenza....

— È proprio così! — disse la baronessa Coselli.

— Ma una conseguenza erronea, — soggiunse Almerico, — una conseguenza strampalata. Questa poi, è la più strana di tutte! Massimo di Riva, il mio amico Massimo, che lascia di fare il gentiluomo per buttarsi al minatore!... Permettete, baronessa.... permettete che io rida un pochettino del mondo.

— Ebbene, che male ci sarebbe? — domandò la baronessa. — Si può essere gentiluomini come il conte di Riva, e non ricusare una miniera.

— Non ricusarla, passi; — replicò Almerico — ma andarla a cercare!... Massimo di Riva può in certi momenti aver bisogno di una miniera d’oro, non che d’argento; ma proprio allora sdegnerebbe di averla, sotto forma di dote.

— Il principe siciliano, l’ho detto! il principe siciliano della «Corinna»! — esclamò la baronessa Coselli. — Siete un amico impareggiabile. Ma infine, sarà come voi dite; e frattanto il vostro Massimo è partito.