— Sissignora!
— Per Napoli.
— Prendendo la direzione di Padova. Non so se sia tutta strada.
— No davvero! — disse la baronessa dando in uno scoppio di risa. — E siete ben certo che il vostro amico è andato a Padova?
— L’ho accompagnato io alla stazione di Termini; — rispose Almerico.
Era una piccola bugìa, ma si sentiva di dirla, poichè egli non rispondeva ad una domanda della duchessa Serena. Intanto il povero Montegalda faceva la mano alle altre, che avrebbe dovuto dire, o convalidare più tardi.
La baronessa Coselli non aveva più niente da opporre a quella testimonianza. Rivolse un’occhiata a Serena, fece un atto delle labbra, come se volesse dire: «mi avranno ingannata, meglio così!» poi, dopo qualche altra chiacchiera vana, prese commiato.
— Ah, finalmente! — mormorò la duchessa, quando quell’altra se ne fu andata con Dio, o col diavolo, che bene non saprei dirvi quali fossero le sue preferenze.
— Ora, poi, ci siamo a capo fitto! — disse Almerico tra sè. — Vorrei essere mille miglia lontano.
— Vedete che allegrezze, Montegalda! — ripigliò la duchessa Serena. — Neanche un giorno di tregua ci dànno!