— Eh, quasi! — disse Almerico, accettando la celia finale. — Una cosa è fuor di dubbio: che, quando non ci si lavora, vanno meglio.
— Ottimamente! Una burletta, per fare un po’ di buon sangue! — esclamò il vecchio gentiluomo. — Anche tu hai bisogno di stare più allegro, giovanotto mio. Ridi sempre a fior di labbra, e si vede che non viene dal cuore. Troppo grave, Montegalda! troppo grave per la tua età! Non sei ancora guardasigilli.
— Tu mi degradi, adesso! — notò Almerico.
— Per innalzarti domani. Ma in fondo, caro mio, penso che è meglio non esser nulla.
— E sei commendatore!
— Di due santi, ed anche di un falso profeta, mio caro; dell’ordine Mauriziano e del Niscian Iftikar, con molta gloria, come ti dice il suo nome, e niente brillanti! — rispose l’altro, ridendo. — Ricordi della Crimea, mi capisci? coi baffi grigi, troppo grigi, ma col polso ancora ben saldo.
— Per farmi male! — disse Almerico. — Ecco una stretta di mano che non vorrai dare certamente alle signore. —
Partito il Buonsanti, Almerico ritornò nel suo gabinetto, dove trovò il ministro, che lo aspettava, per dargli certe istruzioni.
— Colloqui lunghi! — esclamò il ministro, appena lo vide comparire.
— Un po’ troppo, Eccellenza, non è vero?