— Che volete? — rispose ella, deponendo con aria stanca il volume. — È il cavaliere Buonsanti che me lo ha portato. Vuole che io lo legga, e pretende di sapere che mi piacerà.
— Come relazione di viaggio dev’essere vecchio; — ripigliò Almerico, guardando la data. — Vedete, signora, siamo al 1859. Ma già, capisco, il nostro amico s’è fermato alle sue letture di gioventù. Speravo di vederlo da voi; — soggiunse. — Mi aveva detto che sarebbe venuto.
— È uscito poc’anzi; — rispose Serena.
— Ah! e come?
— Non vi maravigliate, conte. Era venuto in giornata, per leggermi una lettera. Forse ne saprete qualche cosa....
— Sì, — disse Almerico, — me ne aveva fatto cenno.
— Ebbene, — ripigliò la duchessa, — quella lettera mi aveva rattristata. Allora il nostro amico è rimasto a tenermi compagnia. In penitenza! — soggiunse ella, accompagnando la frase con un sorriso malinconico. — Poi, dopo il pranzo ha chiesto di prendere una boccata d’aria, per fumare il suo sigaro. È una abitudine che non può lasciare; e del resto farebbe male a lasciarla. Fanno parte di noi medesimi, le nostre abitudini; senza quelle non saremmo più interamente noi. Ma il cavaliere ritornerà subito; lo ha promesso, e voi lo rivedrete.
— Fedele alla consegna; — rispose Almerico. — Il Buonsanti è soldato, anche nell’amicizia.
— Ah sì, conte, un amico prezioso, un’anima leale, un cuor d’oro, un uomo eccellente, del vecchio stampo! —
Almerico pensò: — Ecco un ardore d’ammirazione, che potrebbe convertirsi benissimo.... — Ma discacciò tosto il pensiero. In verità, quel giorno i suoi esami di coscienza lo avevano guastato; girava troppo facilmente alla requisitoria.