— Perchè non scommettere allora? Avresti vinto. Perchè non scommettere adesso? Puoi sperare di vincere; — ribatteva il Buonsanti.

— Ebbene, sì, scommettiamo; — disse Almerico. — Ti concedo dieci giorni.

— Ho detto una settimana, e una settimana sarà, — rispose il Buonsanti. — Che cosa vuoi scommettere? Una discrezione?

— Vada per la discrezione.

— Ma intendiamoci, sul serio? La pagherai?

— Se avrò perso. E tu pure?

— Quanto a me, non dubitare: non perderò.

— Fiducia maravigliosa! Se almeno, ora che abbiamo scommesso, tu avessi la bontà di dirmi il tuo segreto!...

— Non c’è segreto, — rispose il Buonsanti. — Nella prima settimana, forse, avrei potuto parlare più forte. Ora lascerò parlar gli altri. Aggiungi che nei primi giorni, dovendo noi toccare certi argomenti, ella poteva ancora sfogarsi; ora non più, perchè noi, su quegli argomenti, siamo muti come pesci. Almeno, — soggiunse il cavaliere, — io spero che tu non vorrai guastarmi il giuoco, richiamando i morti in ballo.

— Oh, per questo, non temere! — gridò Almerico. — M’avrebbe a cascare la lingua.