— Senti; — rispose Serena. — Fai una bella cosa: vieni con me.
— Con te! A viaggiare? E per quanto tempo?
— Fino a che non mi dirai d’essere stanca. Via, buona Flora, lasciati tentare!
— Eh, non me lo dire due volte! La tentazione ci sarebbe, e come! Veramente, avevo promesso a me stessa che il primo viaggio lo avrei fatto a Parigi. Dicono che bisogna veder Parigi, almeno una volta, prima di morire. Ma andiamo pure: ti seguirò dove vorrai.
— Brava! — esclamò la duchessa, abbracciandola. — Fa dunque i tuoi preparativi. Io non ti trattengo più, per oggi. Stabiliremo domani l’itinerario e l’ora della partenza. —
La marchesa Flora aveva fatta la visita di santa Elisabetta, ma non per sua volontà; Serena l’aveva trattenuta.
Quella sera la duchessa, appena vide il fedelissimo Buonsanti, gli disse:
— Avete ragione, cavaliere. Voglio partire.
— Ah! — gridò egli, fingendo una grande maraviglia. — Come mai una così pronta risoluzione?
— Che volete? La curiosità di tanti amici e di tante amiche mi annoia. Tutti a maravigliarsi, tutti a domandarmi perchè non vado di qua o di là, dove vanno essi, e negli occhi di tutti leggo la seconda intenzione. Non li vedrò più, non avrò più nulla da leggere. Anch’essi finiranno con dimenticarsi di me. Ma che si credono tutti costoro? che io voglia morir di dolore? Orbene, io non darò spettacolo di me a tante anime caritatevoli.