— Ah, bene, benissimo! — gridò il Buonsanti, battendo le palme come un fanciullo. — Tutte le grandi romane in una sola! Parlo delle grandi nel bene, come Clelia, Camilla, Lucrezia, ed altre che non ricordo; — soggiunse il cavaliere, pensando a quell’êra imperiale, che gli premeva di escludere. — Dunque a noi; scendiamo al tempo nostro. Dove si va?

— Se interrogassi il mio cuore, in campagna; — rispose Serena.

— Male! — esclamò il Buonsanti.

— E perchè, tanto male?

— Perchè.... perchè non è ancor tempo. C’è troppo poco verde finora. E poi, ci si annoia.

— So bastare a me stessa; — rispose Serena. — Ma non temete, cavaliere; non si andrà in campagna. Ho pensato che vi annoiereste voi.

— In vostra compagnia, duchessa? Mai e poi mai.

— Allora si annoierebbe la Terenziani, che è donna, e non obbligata a fare complimenti con me.

— Come? — disse il buon cavaliere, avendo l’aria di cascar dalle nuvole. — Anche lei?

— Sì, ha promesso di accompagnarmi.