— Messere — mi disse egli nella sua favella sassone — una parola, se vi aggrada.
Il suo aspetto e la scioltezza dei modi mi piacquero, e col gesto amorevole, più assai che colle parole, gli accennai che parlasse.
— Mettete voi alla vela? — mi chiese egli allora.
— Domani; — risposi.
Egli rimase alquanto perplesso; indi mi volse un’altra domanda.
— Avete bisogno di marinai?
— No; — dissi a lui — ne ho più che non occorra per una nave di carico. —
Ciò detto appena, vidi un’aria di così grande scoramento dipingersi sul volto del giovine, che n’ebbi compassione ad un tratto.
— Non mi sembrate povero — soggiunsi, come per temperare a’ miei occhi medesimi l’asprezza del diniego.
— No, veramente, non sono; — rispose egli con un sorriso, che volea mostrarmi come da quel lato non ci fosse nulla a temere; — vi dirò anzi che sono ricco; pel mio stato, s’intende; chè invero, se fossi stato più ricco — proseguì, mutando il sorriso in un mezzo sospiro — sarei oggi più felice d’un conte. —