— No, domattina; ma se vi torna meglio per la sera....
— Sì, partite domani a sera. Nessuno dee vederla salire in nave.
— Per l’appunto; ma io posso anche far meglio. La Ventura uscirà domattina dal canale, sotto gli occhi di tutta Bristol, ed un palischermo sarà domani a sera, con quattro de’ miei marinai, alla riva degli Ontàni. Lanzerotto, il mio còmito, fidatissimo uomo, sarà al comando e vi aspetterà, se occorra, fino al mattino.
— No, no; domani, alla prima ora di notte, saremo alla riva degli Ontàni. Grazie, messere, e il cielo vi dia merito dell’atto umano e cortese. —
Dopo queste e poche altre parole di commiato, il gentiluomo inglese partì, correndo sul ponte di sbarco, che pareva avesse l’ali da tergo, tanta era in lui l’allegra impazienza di giungere, siccome io credetti, ad avvisar la sorella.
Anch’io era lieto di poter aiutare in quel suo bisogno il gentile cavaliero. La gioventù (chi nol sa?) è pronta ad infiammarsi, e sembra a quell’età fiduciosa e balda che il far servizio consoli. L’uomo esperimenta allora le sue forze, e, sperimentando, dà tutto sè medesimo altrui. In tal guisa avvenne che io più volonteroso mi facessi quel giorno a mettere il legno in assetto di partenza. Poco del resto gli abbisognava. Il carico era compiuto, vettovaglie, armi ed ormeggi disposti nella stiva; le due grandi vele inferite alle antenne; i remi diligentemente acconigliati sulle latte, aspettando la ciurma che li ordinasse sulle posticcie e li tuffasse in cadenza per prendere il largo.
Era bella a vedersi la Ventura, col suo castello di poppa superbamente rilevato, il vessillo di San Giorgio sventolante in capo all’antenna dell’albero di maestra e l’aquila dei Vivaldi scolpita sulla freccia di prua; destra e sparvierata quant’altra mai, o volasse sui flutti, portata dal suo palamento di quaranta remi, od orzasse stringendo il vento con due larghe vele latine. I marinai sull’arrembata e lungo la corsìa, la vedetta in sulla gabbia, sei uomini ad ogni remo, il padrone ed il còmito sulla spalliera a comandar la manovra!... Io la vedo ancora, quale essa fu per dieci anni, la mia casa, il mio pensiero, l’amor mio, il mio tutto. E doveva perire! Il giorno che l’amore di creatura mortale mi rese infedele alla mia nave, la Ventura fu condannata; ella doveva andare, senza il suo signore, senza l’amico suo, in balìa dei marosi che aveva tante volte impavidamente sfidati a rompere, negletto carcame, su d’una spiaggia deserta. Ma non è sorte comune cotesta? Soli, ignudi di affetto, giungiamo al tristo confine e tutti ci soverchia un medesimo flutto. Che Iddio usi misericordia ai sommersi.
La notte che seguì il mio colloquio col gentiluomo inglese, dormii sulla nave, già avendo tolto commiato dai mercatanti di Bristol. Nè ad alcuno di essi io m’attentai di chiedere della sconosciuta. A che l’avrei fatto? Partivo, nè forse sarei tornato più colà. Avevo io mestieri di dare un nome a quella ricordanza cara ed acerba? Il suo nome era bellezza, ed altra non ne avrei trovata di somigliante più mai. Ben mi cuoceva il partire; ma la ragione, se non aveva potuto consolarmi, m’aveva dato almeno la fortezza pari al proposito; e forte, se non per avventura tranquillo, uscii in coperta al primo romper dell’alba.
In breve furono salpate le àncore e sospese da prua. Ma quando al mio cenno fu spiccato dalla riva il provese, sentii schiantarmisi il cuore. Animo, via! La ciurma, sbucata di sotto la tolda, era già spartita per branche, al suo posto, co’ remi armati e sospesi. Palamento in guala! gridai, e tutti si disposero i remi in ordinanza, pronti a pigliar voga insieme. I primi chiarori del giorno scoprivano a miei occhi i tetti e le torri di Bristol; diedi uno sguardo all’abbazia di Sant’Agostino, che campeggiava in disparte, e balenai, come uomo percosso all’impensata nel petto. Cala remi e avanti! proseguii veloce; e tosto la galera si scosse, scivolò sulle acque, volgendosi al mare. Dopo un’ora di voga arrancata, più non si vedea la città.
Avanti, fanciullo, avanti! La tua dimora è là, dove sarà il tuo sepolcro, nei flutti verdastri dell’Oceano. Tutti servono al fato, che i volonterosi conduce, i ripugnanti trascina.