— Non c’è nulla ancora, miei figli! È una nave che l’ha con noi? Ci verrà tanto vicino da doverci rivoltare a mostrarle l’artiglio? Vedremo. Se n’ha voglia e potere, ci troverà pronti a riceverla, ed anco a farle una visita. Badate; concedo bottino a tutti e su tutto; io non vo’ parte. La mia andrà mezza alla marinaresca e mezza alla ciurma. —

Quest’ultime parole destarono grande allegrezza tra gli uomini del remo. Erano il primo frutto della pietà di quella donna per essi.

IV.

I miei uomini erano pieni di ardimento e di desiderio; laonde non è a dire se si mettessero con sollecitudine agli apprestamenti di pugna. Si trassero fuor della stiva le armi, a gran furia; balestre e verretoni per combattere da lunge, daghe ed accette da usarne all’arrembaggio. Si posero le munizioni nei luoghi da ciò; vasi di bitume, morchia d’olio, sapone e calce viva in polvere, che, gittata in aria al momento dell’urto, acciecasse i combattenti avversarii. Da ultimo si collocò la balista sull’arrembata, col suo corredo di lunghi dardi intonacati di pece e zolfo, da appiccarvi il fuoco e scagliarli sulla tolda nemica.

Tutte queste cose ci bisognava far prima, imperocchè più tardi, se avessi reputato necessario virar di bordo e correre a voga arancata sulla galera che c’inseguiva, la marinaresca doveva aver libertà di darsi tutta quanta ad imbrogliare le vele.

Regnavano sulla nave silenzio ed ardore. Tutti infiammati, ad un tempo, ed austeri, parevano sentire la rilevanza del còmpito e dirsi coll’esempio a vicenda: chi primo si è preparato ha la vittoria nel pugno.

In quella che io vegliavo all’opera e Lanzerotto, salito sulla gabbia, spiava i moti della galera nemica, ecco Macham venir frettoloso dalla camera di poppa e farmisi incontro. Io pure mi mossi per andare alla sua volta.

— Che avvenne egli mai? — gridò egli commosso. — Siamo dunque inseguiti?

— Anche voi avete veduto? — Gli chiesi.

— Sì; ma venite, venite laggiù, messer Gentile; la mia povera sorella vi chiede.