— Ah! — esclamai turbato. — Ne avete già detto a lei?

— Ho fatto male! — rispose egli, chinando la testa. — Ma infine, non aveva ella a saperlo più tardi?

— E perchè? Forse non è nulla e quel legno non viene per noi.

— Lo credete? A me il cuore presagisce tutt’altro; Messer Gentile, ve ne supplico — proseguì Macham, già fuori di sè — ve ne scongiuro; poichè non avrete cuore di consegnarci in mano a coloro.....

Il cruccio che mi lampeggiò dal volto gli fe’ rompere a mezzo la frase.

— Perdonate, amico — ripigliò tosto — perdonate il dubbio ad un cuore che soffre! Invero, con qual diritto vi potrei chiedere di mettere a repentaglio la vostra vita e quella dei vostri, per un disgraziato che conoscete a mala pena da due giorni? Lo farete tuttavia e sarà nuova testimonianza della nobiltà dell’animo vostro. Grazie, grazie per Anna e per me! Ma siate generoso fino all’estremo; concedetemi il posto d’onore sull’arrembata! Se s’ha a morire, io voglio, io debbo essere il primo. —

Macham aveva pronunziate quelle parole con tale veemenza, che io rimasi percosso, attonito a guardarlo. Egli si giovò del mio silenzio per incalzare nella dimanda, accostandosi a me con piglio supplichevole e stringendo le mie mani tra le sue.

— Basta, messer Roberto! Voi mi chiedete cosa impossibile. Quel posto è mio; ma permetto a chi si sia — soggiunsi più dolcemente — di conquistarsi il secondo al mio fianco. Andiamo ora, chè il tempo stringe. Lanzerotto, che fanno quegli altri? —

L’alzata del castello di poppa mi toglieva allora di scorgere la nave nemica.

— Non mi pare che acquistino vantaggio finora; — rispose dall’alto della gabbia il mio còmito — del resto, s’avanzano a vele soltanto, come noi.