— Sta bene; andiamo dunque — dissi a Roberto — e non facciamo che vostra sorella si sgomenti oltre il bisogno.

Macham mi strinse con moto convulso la destra e non si fecero altre parole tra noi. Entrammo allora nella camera di poppa, dove trovai Anna in uno stato compassionevole, pallida, tutta smarrita, coi capegli scarmigliati e gli occhi pieni di lagrime. Confesserò la mia crudeltà. Provai un acerbo gaudio in vederla così addolorata e divorai cogli occhi quella sua bellezza nuova, o, per dire più veramente, quella antica bellezza, che il pallore, le lagrime, l’angoscia ond’era dipinta, faceano vieppiù risaltare.

— Che sono que’ tristi apparecchi? — mi disse ella, venendomi incontro e figgendo i suoi grandi occhi ne’ miei.

— Nulla, — balbettai, — Cautele d’uso....

— Ah, m’ingannate! — esclamò. — Ed è male, ciò che voi fate ora; ben altro io m’aspettavo da voi.

— Or bene, madonna, — soggiunsi — io temo. Ma il temere non significa già che si debba venire alle mani. Ho un prezioso carico, ve lo dissi stamane, e giuro che lo condurrò a salvamento. Chi ha voi in custodia si sente più forte dei casi, comunque volgano; degli uomini, checchè s’argomentino di fare.

Mi guardò ella esterrefatta, come chi, in mezzo alle sue afflizioni, scorga di repente una nuova cagion di dolore. Ma fu un lampo; altri pensieri, altre cure incalzavano.

— Ah, voi non appiccherete battaglia! — gridò ella supplichevole.

— Madonna — dissi a lei di rimando — io farò il debito mio.

— Ma non è possibile! ma voi non accetterete la disfida!