— E come? Lo chiedo a voi, ora.
— Non so; sono una povera donna, una vil femminetta, io! che dirvi? che consigliarvi? Ma voi non metterete la vita a repentaglio per me, non tenterete la collera di Dio.... Non è egli vero? — proseguì ella con accento straziante e carezzevole insieme — non è egli vero che eviterete il combattimento? che sfuggirete il nemico?
— Pigliar caccia, io? Ma sapete voi ciò che mi chiedete, madonna? Gentile Vivaldi non ha mai assalito, ma neppure è fuggito davanti ad alcuno. Son nato di libera gente; sul mare, che è da dieci anni mia patria, ho soventi volte incontrato uno stendardo nemico al mio, nè mai gli ho sbarrata la via. Il mare è per tutti e dovrebb’esser di tutti, libero campo a più nobili gare. Ma non fuggo il pericolo; mi si gitta il guanto e lo raccolgo, avessi anche per avversario il re d’Inghilterra.
— Se io ve ne scongiurassi? Se io cadessi ai vostri piedi e vi chiedessi un sacrifizio in nome della madre vostra, della donna che amate?...
— Dio santo! — gridai, tentando di svincolarmi e di rialzarla, imperocchè ella s’era buttata ginocchioni davanti a me. — Ma ditele voi, messer Roberto, che non posso obbedirla!
Il giovane era accasciato su d’uno sgabello, di riscontro alla parete, il capo chino, e piangeva, col viso nascosto nelle palme.
— Voi pure, Macham? Voi pure?
— Sì, amico! — diss’egli, con voce rotta dai singhiozzi. — Io ve l’ho detto pur dianzi. Se rivolgete la prora per combattere, concedetemi il posto d’onore, per essere il primo a morire. Ma se è possibile ancora cansar questo scontro, fatelo, ve ne prego a mani giunte, fatelo, non per me, ma per lei! —
Li guardai trasognato, e rimasi alcuni istanti come fuori di me, errante, perduto in un pelago di dubbiezze, che ben sarieno state acerbe, se durevoli. Ma vinsi quella oppressura, non so per quale ingenita virtù, o soccorso celeste, e balzai fuori della camera, al mio posto di comando.
— A che distanza dagli altri? — chiesi a Lanzerotto, che era tuttavia sulla gabbia.