— A tre miglia, forse.

— Dànno ancora nei remi?

— No.

— Sta bene; ora attenti tutti in coperta!

Un alto silenzio si fece da poppa a prora, tutti aspettando ansiosi il mio cenno. Credevano di avere a virar di bordo per correre addosso al nemico.

— Lesti ad ammainare l’antenna di trinchetto! — gridai. — Ammaina volentieri!

Il comando fu sollecitamente eseguito. Io mi volsi alla ciurma.

— Palamento inguala! Cala remo e avanti!

Ammainata l’antenna per ispiccarne la vela di trinchetto, tardavasi alquanto il corso della nave, rimasta senz’altro impulso che quello della vela di maestra. Ma a questo difetto rimediava la voga. Io quindi, slacciata la vela, feci inferire ed issare in sua vece il marabutto, vela di fortuna assai più grande che s’adopera in caso di vento fiacco, ma che a noi poteva giovare per correre più veloci, con quel vento fresco che spirava già dal canale.

Quel mutamento fu il negozio di quasi mezz’ora; ma non fu tempo perduto per noi, dacchè i remiganti facevano il debito loro.