E sognai, beato, quanto umana mente può finger di nuovo, e cuore desiderarsi di lieto; sognai che avevo tolto per sempre quella donna all’ignoto rivale ed ella m’era compagna, amante ed amata, in più felici regioni, sotto un più fulgido cielo. Narrano i viaggiatori dell’Africa di una bevanda che reca insieme coll’ebbrezza i più cari inganni allo spirito; ond’è che sembri di gustare, con ordinata sequela di casi, le dolcezze d’una vita, ahi troppo facilmente impromessa all’uomo sul mattino degli anni. A me la delizia bevuta da quegli occhi di cielo, derivò l’arcana voluttà di così splendide fantasie, di così care visioni.
Il mio risveglio non fu che un proseguimento del sogno, imperocchè Anna era là, dormente poco lungi da me. Rimasi estatico a contemplare quella bellissima testa, che, mezzo rivolta sull’omero, poggiava lentamente contro l’assito della camera; vagheggiai cogli occhi desiosi quella fronte candida, imperlata di lievissime stille, che avrei libate, mio Dio, come celeste rugiada, e quel seno soavemente commosso da un dolce respiro, che veniva a morirle sulle labbra socchiuse. Trepidante chinai la faccia fin presso alla sua, aspirai quel soffio e mi trassi indietro sollecito, ma barcollando a guisa d’un ebbro.
Macham dormiva egli pure, colla fronte appoggiata alla sponda del letticciuolo intatto. Fratello e sorella aveano per fermo lungamente vegliato il mio sonno fino a che la stanchezza non avesse soggiogato anche loro.
Mi tolse da quello incantesimo il sentimento del debito; chè a me pure si conveniva vegliare sovr’essi. Corsi all’aperto e vidi che la galera proseguiva rapidamente il suo corso. Il vento era fresco; il cielo nuvoloso non lasciava scorgere terra da veruna parte. Nessuna vela appariva sul mare, e cotesto mi rallegrò. Mi feci quindi a guardare la bussola e vidi che volgevamo sempre a garbino.
Lanzerotto era venuto in quel mentre a raggiungermi.
— Or bene? — gli chiesi — che nuove?
— Notte buonissima — rispose; — ma questa mane si gira al torbido. Vedete, messere, come s’infosca il mare in lontananza. Temo d’un groppo, e se si potesse poggiare....
— Che farci, Lanzerotto? Meglio una ventata al largo, che imbatterci da capo in quella maledetta galera!
— Gli è giusto; or dunque si prosegue verso garbino?
— Certamente, e se occorressero novità, fammi avvisato.