— Vi ascolto — mi disse, dopo una breve pausa, senza distogliere i suoi occhi da’ miei.
— Anzitutto, messer Roberto — incominciai, misurando le parole — vi prego di dimenticare che io sono il padrone di questa nave, e che....
— Lo potrei forse? interruppe egli cortesemente. — Dimenticherei la gratitudine immensa, eterna, che a voi mi lega, e per Anna e per me?
— Cotesto per l’appunto vorrei fosse lasciato in disparte — risposi. — Per ciò che debbo dirvi, amerei essere giudicato da voi senza preoccupazioni di spirito, quale sono, e nulla più; co’ miei pregi, se alcuno in me vi piacque vederne; co’ miei mancamenti, che ben so non andarne esente neppur io.
Macham mi trattenne col gesto, quasi volesse dirmi che ciò non pensava di me.
— Sarà facile sentenza e grato ufficio — mi rispose egli poscia — farò dunque di contentarvi.
— E adesso, incomincio — ripigliai. — Or fanno quindici dì, io ero in un tempio di Bristol. Il luogo e lo stato dell’animo mi disponevano alla meditazione. Egli era uno di quei solenni momenti in cui si odono le voci del cielo, o quelle del cuore; le une e le altre possenti, irresistibili, fatali. Colà vidi una donna, e l’amai.
Roberto mi guardò trasognato, o s’infinse, per aspettare che io mi facessi a conchiudere.
— Non avevo mai amato — soggiunsi. — A trent’anni, vi parrà strano; pure gli è così. Vivevo del mio mare, della mia nave, non ignaro per fermo, bensì muto agli affetti gagliardi, che fanno l’uomo, o pienamente felice, o senza fine sventurato. Ma l’ora ha da giungere per tutti, se temuta, o sperata, non monta; non è creatura mortale che possa sottrarsi al destino. E non sì tosto io vidi quella donna, che sentii d’amarla profondamente, senza rimedio, per sempre. In noi, uomini del mare, in noi, italiani, cotali affetti nascono di un tratto giganti. E l’amai, come se da gran tempo l’avessi veduta e desiderata; così lungo cammino avevo fornito nello spazio di un’ora! Nè chiesi il suo nome, nè la seguii per istrada, nè mi scemò le prime vampe il non vederla più oltre. L’amavo; anche deliberato di partire, il mio cuore era suo; lontano, la sua immagine aveva a seguirmi, chiusa, suggellata qui dentro. Che è il tempo, che è lo spazio, al cospetto dell’amore, di questa cosa eterna che Iddio lasciò sulla terra, a testimonianza del suo patto cogli uomini, a simbolo delle sue alte impromesse?
— Così vuolsi amare e non altramente! — esclamò Roberto, pensoso.