— Sì, ed appunto perchè amavo in tal guisa, deliberai di partire. Forse, avevo detto fra me, forse è la donna d’un altro! Egli è impossibile che tanta bellezza fosse qui sola, negletta, non amante, nè amata. E fuggii; ma innanzi di scioglier le vele, voi lo sapete, venne un gentiluomo a chiedermi ospitalità sulla mia nave. Egli bene avrebbe potuto scoprirsi subito a me...

— Gli è vero, ho mentito l’esser mio! — interruppe Macham, chinando la fronte.

— Non dissi ciò per farvene carico — fui pronto a soggiungere — bensì per mostrarvi che mi avevate mal conosciuto e che io mi sarei profferto a voi, senz’altro aspettare.... Ma, comunque vi sia piaciuto di fare, io accolsi il fuggiasco. Nell’amarezza della mia dipartita, mi tornava di qualche conforto l’essere utile altrui. Ed ora argomentate il mio stupore; la donna da me amata, da me fuggita, era colei che cercava rifugio sulla mia nave contro un nodo abborrito; era la sorella di Macham. —

Roberto, sebbene, per la solennità del richiesto colloquio e per altro costrutto ragionevolmente cavato dalla mia narrazione, appunto a ciò s’aspettasse, non seppe tuttavia contenersi e balzò dal giaciglio che gli tenea luogo di sedile. Stette taciturno in quell’atteggiamento breve ora, mordendosi le labbra e guatando ora il suolo ora me, a guisa di uomo fieramente combattuto da contrari pensieri; finalmente parve chetarglisi quella tempesta nell’anima ed egli ripigliò la sua prima postura.

— Proseguite, messere — mi disse allora, con accento tranquillo.

— Che vedete voi in cotesto? — ripigliai. — Non forse, come a me parve, la mano del destino? Or bene, poichè questo è suo cenno, messere, non già in nome d’un servigio fatto, non per tutto ciò ch’io son pronto a fare per voi, ma per l’affetto ardentissimo che io porto nel mio cuore, vi chiedo la mano di vostra sorella.

Alla onesta dimanda egli non rispose parola; aggrottò le ciglia e parve chiudersi sempre più in sè medesimo.

— Che è ciò? La mia proposta vi torna ella ad offesa? Invece di Roberto Macham, semplice gentiluomo inglese, siccome io nobile cittadino italiano, ho per avventura dinanzi a me un cavalier di corona?

— V’ingannate — rispose egli finalmente; — quello che io vi ho confessato è il vero esser mio.

— Ditemi allora, messer Roberto, che altro vi rende contrario a’ miei voti? Suvvia, siate schietto con me. Io non vo’ credere che abbiate in animo di farmi ingiuria. Forse vi duole di avermi a dire che la mano di Anna è promessa ad altri.... a quel cavaliere di Blackstone, che dee raggiungervi in Francia?...