Trascorsero ancora due giorni, malinconici ma tranquilli, su quella immensità dell’Atlantico. Poche parole si ricambiarono con Macham, quante bastarono per non farci sembrare l’uno all’altro stranieri; Anna, in quella vece, si dimostrava oltre ogni dire cortese con me; laonde io pensai che qualche cenno de’ nostri vincoli d’attinenza necessaria fosse corso tra essi. Certo egli aveva dovuto toccarle del nostro grave colloquio; ma ella, di rimando, gli aveva accennate le ardenti parole udite da me? Non era da credersi. La donna ha più sottile avvedutezza che non l’uomo, in congiunture siffatte. Anna amava Macham e non ispregiava me; donde apparia manifesta la sua delicatezza di donna. Impietosita di me, mi voleva amico, e qui smarriva il suo senno, dimenticando esser cose impossibili al mondo; tra queste il contentarsi all’amicizia d’una donna, di cui s’è sperato l’amore.

E nondimeno, le sue cortesie, temperate di tanta ritenutezza, spiacevano a Macham, il quale rabbruscava la fronte ad ogni parola che fosse nulla nulla più dolce, stavasi tra contegnoso ed impacciato davanti a noi, eppure rimanea sempre terzo ne’ nostri brevi colloqui. Io non amavo queste mezze vittorie; ben di grand’animo mi sarei scagliato su lui, perchè in aperta guerra fosse giudicata la nostra contesa; ma quelle schermaglie, donde non spicciava una goccia di sangue, e assai più fiele per contro si accumulava ne’ cuori, m’erano uggiose oltre modo; però mi tenni in disparte. Se ella non usciva fuor della camera a dirmi alcuna delle sue amorevolezze, io non cercavo di avvicinarmi a lei, e, sotto colore di aver comandi a dare, o di dover osservare la carta insieme col mio còmito, facevo sempre di trovarmi all’ora del pasto in faccende, lontano da essi.

La mattina del terzo giorno, ancora tra lume e buio, il marinaio che stava in vedetta annunziò terra da destra. A tutta prima non gli aggiustai fede, chè, secondo i miei còmputi, dovevamo essere ancora più giorni lontani dalle isole dei Corvi marini. Saranno vapori sull’orizzonte, pensai, e l’alba non tarderà a dissiparli.

L’alba comparve, bella di tutti i colori dell’iride, vestendo il cielo ed il mare di miti splendori. Le onde, increspate dalla brezza, davan riflessi d’argento; le vele della nave, dispiegate come le ali d’un cigno, si tingeano di rosso, che era una vaghezza a vederle. Gli occhi di tutti erravano incerti da quelle splendidezze vicine a quella parte dell’orizzonte ov’era stata indicata la terra, e dove, man mano che si dileguavano i vapori del crepuscolo, appariva una striscia d’azzurro carico, somigliante ad una nube che incombesse sul mare. Era terra davvero; ma quale? Un’isola al certo, che non pareva stendersi molto lontana sui lati. Forse l’Isola di San Brandano, che, troppo spesso veduta da lunge, fa palpitar d’allegrezza il cuore dei naviganti, e poi, quando la nave si approssima, quando l’occhio desioso sta per afferrarne i contorni, sfugge via via, si raccorcia e sparisce? No; più ci appressavamo e più i contorni di questa si mostravano nitidi, spiccati e recisi a fior d’acqua, davanti ai primi raggi del sole: l’azzurra visione, non che allontanarsi da noi, sembrava venirci incontro sui flutti tremolanti. Anna stessa, uscita poc’anzi, al grido della marinaresca esultante, dimenticò un tratto i suoi dolori, nella contemplazione di quella scena incantevole.

A quale isola eravamo noi per approdare? Non certo ad una delle Fortunate, che si aggroppano ad ostro, dirimpetto al lido africano, nè di quelle dei Corvi marini, a cui pensavo di volgere, poste più su a settentrione, di contro al Portogallo. Cotesto argomentavo dai paraggi in cui dovevamo trovarci, rispetto al mare d’alighe donde eravamo stati solleciti a dar volta. E il pensare a cotesto e l’appormi, fu un punto.

— Poggia a destra, dritto sull’isola! — gridai al timoniere. — Affè, non si poteva capitar meglio!

— La conoscete, messer Gentile? — mi chiese Anna, raccogliendo le ultime parole che io aveva dette in francese per lei.

— Sì, ci abbiam toccato altra volta — risposi. È l’isola del Legname.

— Che nome! — esclamò ella.

— Invero, non è leggiadro; ma così siamo noi, ruvida gente di mare; — notai con amarezza; — tiriamo al sodo perfino nei nomi delle terre scoperte. Poichè il bello non è nato per noi, ci rifacciamo sull’utile.