In queste parole eravamo giunti ai piedi dell’albero. Una voce argentina si udì per mezzo alle frasche della capanna. Era la voce di lei.

— Non andrete dunque a riposarvi, stanotte?

— Sì, subito — si rispose — anche noi!

IX.

La mattina vegnente balzai per tempo dal mio giaciglio e tolsi meco due de’ miei uomini, per andare a scorrere la campagna. Macham voleva seguirmi, ma io lo trattenni.

— Chi farà compagnia a madonna? — gli chiesi. — Questa gente è buona e a me devotissima; cionondimeno, Anna non deve rimanere senza uno di noi. Restate, messere; intanto egli c’è qui, nella casa nostra, molto lavoro da compiere.

Lanzerotto invigilava quel dì al raddobbo della galera. Oltre i guasti a cui bisognava rimediare nell’opera morta, e segnatamente nel castello di poppa, c’era il timone malconcio, e, nella tema che non avesse a farci qualche mal giuoco in caso di nuova tempesta, lo si era disarmato e tratto a terra, per racconciarlo, o fabbricarne uno di rispetto.

Così la spiaggia erasi mutata in arsenale, tutta sparsa com’era di travi squadrate a fil di sinopia, di seghe, accette, seste, martelli e quanti altri strumenti occorrono a mastri d’ascia e calafati. Anche la ciurma, dandosi la muta, era stesa a terra per aiutare i marinai nelle loro svariate bisogne, tra le quali non ultima era la costruzione di una tettoia, per raccogliervi tanti arnesi diversi e tenerli al riparo la notte. In ventiquattr’ore, l’isola aveva pigliato l’aspetto d’una colonia nascente.

Io rimasi fuori fin oltre il meriggio, correndo per ogni verso la parte settentrionale dell’isola. La caccia era stata felice oltremodo, e noi recammo selvaggina in gran copia, della quale io feci distribuire la maggior parte alla spiaggia, tra quella moltitudine di operosi compagni. L’omerico banchetto incominciò col tramonto e durò fino a tarda sera; dopo di che, marinaresca e ciurma risalirono a bordo, e Lanzerotto, dato sesto ad ogni cosa, fece ritorno al prato, dove noi avevamo posto dimora.

Il giorno appresso, volle andar Macham alla sua volta. Egli mi dava il contraccambio, ed io, tacendo, accettai. Fu quello un giorno felice per me, e il cuore mi balzava per giubilo, quando vidi Roberto allontanarsi colla brigata dei cacciatori e sparire tra i lauri.