— Noi andremo, se non vi spiace, a diporto fino a quella cascata; — mi disse Anna, poichè fummo soli.
Ella ricusò il braccio che io le profferivo per aiutarla a salire.
— Oh, non son più così spossata, come ier l’altro — gridò, sorridendo — e vedrete chi di noi due correrà più leggiero.
E invero, nonchè correre, ella pareva sfiorare il suolo, come una ninfa dei boschi. Avea rialzati e, la mercè di un ardiglione, fermati alla cintura i lembi della cotta da cavalcare, con cui era salita in nave dalla spiaggia di Bristol, e il suo piedino snello lasciava a mala pena l’impronta sul pulvinare vellutato dei muschi verdeggianti che tappezzavano il dolce pendìo.
I colombi, già conoscendola, le passavano con ali stese d’intorno, e, poco lunge da lei, come per aspettarla, rattenevano il volo.
— Cari! non bisognerà ucciderli mai! — esclamò ella invitandoli colle mani a raggiungerla.
— Avete pur veduto ieri, madonna! — risposi. — Larga preda abbiam fatto, ma quei candidi volatori furono rispettati dalle nostre freccie; che non mi fosse accaduto di ferir quello che vi posò l’altra mattina sull’omero!...
Eran questi i nostri ragionari, nel salir la collina, dietro la selva dei lauri. Indi a non molto, afferrato il ciglione, ci apparve la cascata in tutta la sua orrida bellezza. La era una stupenda veduta, non già pel volume delle acque, che non era smisurato, sibbene per la forma della rupe, stagliata a due piani e tutta irta di punte scogliose, che la facea parere i due cotanti del vero. Rotta tra i massi muscosi, che erano ornati qua e là di felci pendenti, l’argentea vena si spandeva in lucenti zampilli, gorgogliava, spumeggiava, ribolliva, per indi tornare a scorrer veloce, impaziente come saetta dall’arco, in un cavo letto di pietra, e giunta sull’orlo del secondo ripiano ove noi eravamo, infuriava, superava gli ostacoli, precipitando fragorosa da una ragguardevole altezza. Il rumore incessante della caduta non tornava molesto a noi, che stavamo più in alto; il romper dell’onda lì presso, il suo risalire e lo spargersi in finissima pioggia, dava all’aria tutt’intorno un senso di dolce frescura.
Sedemmo sul verde tappeto, quasi al margine della cascata. Anna rimase lunga pezza estatica a contemplare quel lavorio d’acque frettolose, che, spartite al sommo della rupe in rivolini e zampilli, si raccoglievano tosto in un fascio, per correre un tratto pianamente sotto i suoi occhi, indi spartirsi da capo, innalzarsi, flottare, e rovesciarsi in larga piena nella valle di sotto.
Ella mi accennò poscia, là in mezzo a quel corso d’acqua, un picciol masso sporgente ed una pianticella che, tratto tratto percossa dalle onde soverchianti, agitava tremando le sue larghe foglie frastagliate.