— Giovine siete ancora — mi disse finalmente, con voce impressa di soave malinconia — e molte gentildonne ha la cristianità, fiorenti di bellezza e di gran pregi ornate, le quali andrebbero superbe di appartenervi. Amate, messer Gentile, scegliete tra quelle; io non merito l’amor vostro. Non mi dite nulla, ve ne prego! So quello che ne pensate, cortese come siete, e vi ripeterei sempre: non sono degna di voi; ad altra donna ha da profferirsi il vostro gran cuore.
— No, nessun’altra! — gridai! — Badate, Anna, vi parlo così schiettamente come parlerei al cospetto di Dio, che mi legge nel profondo dell’anima. Io non vi contenderò a quell’uomo; ma sento qui dentro che non amerò più donna al mondo, e che morrò di affanno lontano da voi. Ciò vi duole? Non ne parliamo più oltre. Vedete, io sono pur lieto nella mia tristezza. Anche quella povera pianta, dicevate, in mezzo alle tribolazioni ci ha le sue gioie. Ora, la mia gioia è di vedervi salva. Il fiore non sarà mio, pur troppo; ma almeno e’ non sarà dannato a perire.
Commossa, ella mi porse la mano, che io afferrai e, tratto da un impeto irresistibile di tenerezza, vi posi le labbra. Il bacio fu così ardente, che Anna ritrasse sbigottita la mano.
— Perchè? — le chiesi tremante.
— Ah! — sclamò, con accento di mortale angoscia. — Non mi fate doppiamente colpevole!
Io m’ero accasciato singhiozzando, colla fronte tra le palme.
— Suvvia, ve ne supplico, messer Gentile, amico mio, siate più forte, se volete che io del pari lo sia. Vedete? io sono nel vostro medesimo stato. Sì, anche la mia vita è condannata.
Più che alle sue preghiere e al dolce nome d’amico, rizzai la fronte a quelle ultime parole ed attonito affissai lo sguardo nel suo volto pallido. Ella proseguì.
— Questo tragitto fortunoso fu un alto insegnamento per me. Non so, nè mi curo di sapere che penserà l’uomo da me abbandonato. Non è tutta mia la colpa di ciò che è avvenuto, ed io potrei aggiungere che non ne ho alcuna davanti a quell’uomo. Ma davanti al cielo?.... La donna che infrange il patto, qualunque ei sia, giurato a piè dell’altare, nel santo nome di Dio, non ha speranza di perdono. Perchè?... Lo ignoro. La legge è dura, ma è legge, e sebbene lo spirito d’una misera donna si ribelli al vincolo che la fa schiava contro sua voglia, ella ha gravemente peccato, ella che poteva resistere da prima, ella che poteva morire, e non seppe. Ma io espierò questa colpa; l’ho giurato e non infrangerò quest’altro giuramento, che fu pronunziato con libere labbra.
— E che farete?