— Se il cielo ne consentirà di approdare in terra di cristiani, andrò a chiudermi in un monastero.
— Dio santo! — sclamai, perduto dell’intelletto, nè sapendo se quell’annunzio dovesse farmi più lieto, o più triste. — E sa Macham del vostro proposito?
— No; egli ne morrebbe forse. Ma che fare, se ad ogni uomo che m’avvicina io porto sventura? Cercherò io di disporlo a questo fine, con mezze parole che lo avvezzino al pensiero di separarsi da me? Gliene darò d’un tratto l’annunzio? Questo non so dirvi ora; mi avverrà forse come oggi con voi, innanzi di uscire da quest’isola, o più tardi, quando avremo toccato un lido ospitale. Comunque sia, il mio voto è irrevocabile. E’ fu in mezzo alla tempesta, dopo tanti giorni che la rabbia del mare pareva dovesse inghiottirci ad ogni ora. Iddio ti punisce! mi bisbigliava una voce arcana, che mi fa tuttavia rabbrividire di spavento e di orrore. E allora giurai; giurai che, se la nave fosse uscita salva dal turbine, avrei battuto alla porta d’un chiostro e consacrata al Signore questa misera vita. Sul mattino cadde il vento, si chetò la furia delle onde; il cielo aveva accolto il mio voto. Ditemi ora, messer Gentile, non sono io nel vostro medesimo stato? Io, voi, tutti, siamo condannati a soffrire; eppure, vedete, anche l’affanno ha i suoi momenti di sosta. Quest’isola benedetta mi è apparsa come l’òasi nel deserto allo stanco pellegrino; un lampo di contentezza mi ha rischiarata la fronte. È breve riposo; che importa? Non dobbiamo accogliere con lieto animo le consolazioni che il cielo ne manda, per ripigliare più forti la via del dolore?
Io la guardavo trasognato, così nuove erano quelle parole per me.
— E siete rassegnata? — le chiesi.
Anna mi rispose con un cenno del capo.
Un demone allora mi soffiò un acerbo dubbio nel cuore.
— Amate voi sempre Macham?.... — incalzai; ma già pentito di quell’ardimento — Ah! no, non mi rispondete! — gridai. — Non mi dite nulla, non vo’ saper nulla; vi ho fatto una stolta dimanda!
E per non udire più altro, balzai in piedi, lasciandola sola e correndo a passi concitati lunghesso il margine dell’onda. La mia fronte ardeva, e, per virtù d’istinto, non già per meditato consiglio, mi feci a’ pie’ della rupe, per sentirmi sul volto gli spruzzi della cascata. Se Macham fosse giunto in quel momento tra noi, ben si sarebbe avveduto del mio turbamento, chè non venni a capo di padroneggiarmi sì tosto.
Ella era rimasta seduta, guardando mestamente la ghirlanda di fiori immortali, da me intrecciata pur dianzi, che le posava in grembo. Stetti a contemplarla da lunge, bella nel suo dolore, siccome era bella nei lampi di gioia, ahi! troppo fugaci, che io vidi trasparirle dagli occhi. E mi struggevo, guardandola; mi struggevo, pensando che non era per me l’amor suo.