Un naviglio fu tosto allestito, e fu quello che, forte appena di dugento quaranta legni, sbaragliava quattrocento navi nemiche nelle acque della Schiusa, sulle coste di Fiandra. Macham, imbarcato sulla galera patrona, avea fatto prodezze all’arrembata, sotto gli occhi dell’ammiraglio; e già salito in fama tra i più chiari gentiluomini del regno, sperava di ottener posto onorevole, nella imminente calata sui lidi francesi, al fianco dello stesso figliuol di Edoardo, che era il principe di Galles, duca di Cornovaglia, detto il principe Nero; e cotesto la mercè d’un potentissimo conte, amico suo e favorito del principe.

Costui, che io non mi farò a nominare, ebbe il segreto degli amori e delle speranze di Macham. E andato con esso lui a Bristol, mentre si tiravano in lungo gli apprestamenti di guerra, vide Anna Dorset e s’innamorò perdutamente di lei. Strapotente com’era per grandezza di natali e per regio favore, non istette guari a riuscire, non pure accetto, ma in singolar modo desiderato dal padre della fanciulla; il quale scorgeva nell’amico del principe Nero l’atteso ristoratore di sua possanza perduta.

Anna ricusò il nodo proffertole, pianse, pregò, ma senza smuovere il padre dal concepito disegno. E Macham, il quale avea notato di slealtà e disfidato a tutta oltranza colui che reputava amico e sperava protettore, fu colto una notte per comando del re e sostenuto in prigione, donde non sarebbe uscito, se non dopo le nozze del prescelto rivale.

Egli avvenne allora ciò che sempre in tali distrette; obbedienza di figlia e desiderio di salvare Macham da una prigionia che poteva recarlo a mal punto, condussero all’altare la vittima. Roberto Macham fu libero allora, ma sbandeggiato da Bristol, fino a tanto vi rimanessero gli sposi, innanzi di andarne in Cornovaglia, dove in quel mezzo tenea corte il principe Nero.

Triste alba ebbero le nozze del conte. Marito al cospetto de’ suoi, non lo era altrimenti per sè; nè gli venia fatto di piegare a più amorevoli consigli la donna. — Vi ho obbedito, messere, son vostra; — diceva ella piangendo — lasciatemi portare in pace il lutto delle mie morte speranze; aspettate dal tempo ch’io possa avvezzarmi a questa profanazione dell’amicizia, a questo mal uso della vostra potenza. — E il conte, a stento raffrenando l’ira, ma sorridente e tranquillo alla vista di tutti, si rimaneva, deliberando di vincere quella sua riluttanza ad altr’ora.

Ma in que’ giorni, la contessa, tra i famigli della nuova sua casa, aveane scorto uno, che più attento d’ogni altro, la veniva osservando e quantunque volte gli tornasse di farlo copertamente, s’ingegnava di darle negli occhi. A tutta prima, reputandolo artifizio disdicevole di pazzo amatore, se n’era ella adontata; ma il dì seguente, recandosi la gentildonna alla chiesa, il giovine le si era avvicinato più assai che le nobili usanze non consentissero a donzello, e le avea bisbigliato rapidamente all’orecchio: — Messer Roberto è qui, celato in Bristol; io sono amico suo; volete seguirlo?

Il cuore le avea dato un sobbalzo a quelle inaspettate parole, ma tosto erasi fatta a reprimere quel moto d’allegrezza, temendo di qualche inganno nascosto.

— Come v’argomentate ch’io possa, non che credervi, udirvi? — disse ella poscia, mentre poneva il piede sulla gradinata del tempio.

— Di me avverrà ciò che a voi piace, madonna; eccovi intanto il vostro uffiziuolo, — rispose il giovine, inchinandosi in atto reverente e sporgendole il suo libro di preghiere; — qui dentro è una lettera del mio povero amico.

In chiesa, tra le carte del libro, Anna avea letto il foglio di Macham. Il giovine non era altrimenti un famiglio, sibbene un fidatissimo amico, il cavaliere di Blackstone, che, arrisicato com’era e cortese, mentiva nome e stato per fargli servizio. Sentisse ella compassione, aggiungeva Roberto; egli non poter vivere senza di lei ed esser pronto a morire, se ella non infrangesse quel nodo abborrito. E qui ricordava le arti sleali, i brutti maneggi del conte, negando che il cielo potesse aver benedette le nozze, santificato un giuramento in tal guisa carpito. Che dirle di più? Ella giudice tra il conte e lui; ella arbitra, con una parola, della sua vita e della sua morte. Che se l’antica fede non era spenta nel cuore di lei, se ella accoglieva il suo disegno di fuga, il cavaliere di Blackstone l’avrebbe indettata del giorno e del modo.