— Dalla figliuola di Abderaman, e l’Emiro del mare ha troppo gli occhi altrove, mentre ella li ha sempre rivolti su voi.

Inorridii a quell’annunzio inaspettato, come alla vista d’un abisso che repente ci si schiuda dinanzi. Nè a me quei giornalieri colloquî, quelle amorevolezze, quegli sguardi fiammanti, aveano recato pur l’ombra d’un lontano sospetto! Triste, accorato, già pieno d’un disegno che mi si maturava nell’animo, io mi ero avvezzo frattanto a veder quella donna, a parlarle senza ripugnanza, con ossequio di schiavo, con gratitudine di cavaliero. Ella si dimostrava compassionevole a noi, e quella pietà m’avea tocco, siccome un immeritato favore del cielo. Era bella, ma io non la vedevo tale per me; amarla, essere amato da lei, mi sarebbe parso sacrilegio, profanazione d’un affetto che ardeva gagliardo nel mio cuore e che io speravo avesse in breve a distruggermi.

— Badate, messer Gentile; — soggiungeva Lanzerotto — l’occasione ha tre capegli soltanto. Morremo adunque noi qui? E se ricuserete di acciuffarla al varco, chi vi assicura che questa sorte nostra non abbia a farsi anco peggiore? Il vino più generoso inacetisce e l’amore più ardente può mutarsi in odio profondo.

— E avvenga che vuole! — proruppi. — Ma, in nome di Dio, che vuoi tu da me? Credi tu che sia egli possibile?... Lanzerotto, amico mio, ti so d’animo generoso e di cuore. Or dimmi, se tu avessi amato un giorno come io, e se alcuno venisse a profferirti di fare ciò che ora tu a me, di tradir la tua fede, di contaminare la santità del tuo dolore, di aggiungere rimorso a rimorso (non mentire, sai, non mentire!), che faresti? rispondimi!

Egli chinò la fronte confuso e rimase a lungo in silenzio, combattuto da opposti pensieri. Indi, scuotendosi, a guisa di chi debba pur prendere un partito reciso, uscì in queste parole:

— Suvvia, che vale il tacerlo? Codesto non ho fatto io, sibbene il destino, che è più forte di noi. Ella vi ama, follemente vi ama.... Lo so di buon luogo e ponete ch’io l’abbia dalla più fida delle sue schiave. Da otto giorni ho mentito, facendovi credere tutto suo, non d’altro desideroso che di piacerle e di mostrarvi grato a’ suoi doni. Ieri ancora, inconsapevole, avete profferto un ramoscello di mirto, che le ha dato la posta per questa sera. Ogni cosa è disposta per la fuga, ed ella vi seguirà. Abderaman è partito ieri con gran gente alla volta di Melilla, e qui pochi rimangono a custodire la casba. Sull’imbrunire ella sarà qui; la porta che mette al mare è nostra; una fusta attende alla spiaggia.

— Ah, disgraziato! — urlai; — che hai tu macchinato, uomo sleale? T’ha egli sovvenuto de’ suoi consigli lo inferno?

— È fatta, messere; io ho tutto ordito, io ho tutto accettato. Ella è pronta ne’ suoi propositi, ardente come il suo cielo, bollente come l’affetto ond’è pieno il suo cuore. Quella donna si struggerà di vergogna e di rabbia, se voi mi tradite, e noi andremo a finire sui banchi d’una galèra barbaresca, intenti a dar ne’ remi contro navi cristiane, condannati a preparare colle nostre mani lo scempio della gente battezzata. Or via, messere, tornate in voi! Per darvi la libertà, il cielo ha invaghito di voi il cuore della fanciulla moresca; vi ha tolto il senno, perchè ella impietosisse di voi; vi ha lasciato il fiore della bellezza e della gioventù, perchè ella, vedendovi ogni dì, sempre più s’infiammasse. Donna possente, conscia de’ suoi vezzi, non è preparata a ripulse. I fiori che le porgevate umilmente ogni sera, non le dicevano che eravate suo? Uccidetemi, messer Gentile; io ho inteso i suoi sguardi, ho eccitato le confidenze della sua schiava, ho parlato, operato per voi; uccidetemi, non mi tradite, non fate contro agli accorgimenti che debbono restituirci alle case nostre, e dare, se vi giova pur rammentarlo, un’altr’anima alla fede di Cristo.

Così parlava Lanzerotto, empiendomi la mente di sdegno, ma più assai di stupore. Tutto ciò mi riusciva così nuovo! Sì, vedevo allora finalmente, mi chiarivo ogni cosa, ogni atto di quella donna, e i suoi cortesi parlari, e le occhiate furtive, e i rossori, e le audacie. In tal guisa, mentre il mio intelletto, ravvolto nelle tenebre della follia, non ravvisava nulla dintorno, nel cuore di quella infelice era divampato un incendio? E per me? Il dolore non m’aveva dunque disfatto? Orribile cosa, questo fiore di gioventù, sopravvissuto a quella divina, che giaceva sformata sotto le umide glebe d’un’isola deserta! O Anna, o triste e cara ricordanza del mio cuore, io ti aveva dunque uccisa, per darmi all’amore di un’altra? ed era egli possibile? e il mio cuore non si sarebbe egli spezzato?

Quella sera giunse troppo rapida per me, senza che io avessi nulla risolto. Due ombre scesero in giardino; tacite e guardinghe, s’inoltrarono dal folto degli aranci, e Lanzerotto mosse incontro ad esse sollecito, mentre io, ansante, esterrefatto, presso a smarrir la ragione da capo, era rimasto immobile ad aspettare quella nuova forma di pericolo.