Il giorno appresso ero da capo col manoscritto. Entrato in maggiore dimestichezza coi vecchi caratteri, corsi più spedito nella lettura, e non lasciai il volume che all’ultimo verso. Era una storia singolare, quella del povero frate, e nel tempo istesso che la ci aveva per me tutti gli allettamenti d’un romanzo, veniva a chiarire un punto di storia di cui s’hanno scarsi lumi e testimonianze contradittorie. Giunsi, dico, all’ultimo verso, non già alla fine, imperocchè le confessioni di fra Gualberto, non solo non apparivano intiere, ma s’interrompevano proprio là dove era più vivo il racconto.
— Peccato! — dissi al mio ospite, che in quel momento era venuto a chiamarmi pel desinare. — Si resta in asso!
— Sì, ve l’ho detto ieri, se fosse completo, varrebbe un tesoro.
— Ma, non avete cercato?.....
— E in che modo? i miei l’hanno avuto per caso, siccome vi è noto. Qui, poi, tutte le mie indagini tornarono vane.
— Ma forse fuori di qui..... nelle biblioteche tra cui si divisero le spoglie di San Colombano.....
— Ah sì, forse, ma ne dubito assai. Come vorreste che un’opera somigliante andasse dimezzata in tal guisa a Roma, a Milano, o a Torino? Vedete inoltre; qui il volume finisce e non c’è segno di fogli strappati.
— Appunto per ciò io credo ce n’abbia ad essere un secondo. Questo è un palinsesto, ed il frate, che ha così conciato un primo codice, ne avrà rastiato un altro del pari. Egli scriveva per penitenza; avrà dunque finito.
— Invero, — mormorò il notaio Malinverni, — ora che ci penso...... C’è sicuramente un secondo volume; ma dove scovarlo?
— Qui no, poichè avete cercato invano; — risposi; — ma ci abbiamo tre luoghi ancora. Lasciate fare a me. Così avessi fortuna col genio che custodisce i tesori nascosti, come l’ho con quell’altro che protegge i ferravecchi. Non vedete? Egli mi ha condotto a Bobbio per trovare il primo volume delle memorie di fra Gualberto; egli mi assisterà per trovare il secondo. E frattanto, mi permettete di copiar questo?