Se tu lo avessi veduto, o Percy, quello sguardo! Se tu lo avessi sentito, quel sobbalzo repentino del cuore di lei! Certo la baldanza ti sarebbe svanita, e più tardi, la speranza di riconquistare il terreno perduto, di essere riamato da lei, non ti avrebbe popolato di sogni leggiadri la solitudine del notturno riposo.
Il cuore ragiona assai comodamente talvolta, allorquando il raziocinio è fuori di casa ed egli va a sedersi sulla scranna deserta del vicino. Tira a sè tutti i più minuti particolari e i più inconcludenti, per farne manipolo a sostegno di ciò che egli desidera; storce a nuove e inaspettate apparenze le cose, sicchè coloriscano meglio i suoi dirizzoni; non dissimilmente da un avvocato storcileggi che fa forza agli articoli del codice, per far parere il dritto storto e il torto dritto. Senonchè il leguleio vede il baco della argomentazione, e Percy non vedeva quello della sua; anzi avrebbe dato del pazzo a colui che gli avesse detto come tutti que' nonnulla da lui posti a mosaico non avessero cemento da tenerli uniti, e come Luisa nel fondo del cuore ci avesse ben altra immagine che la sua.
Io non fo, lettori umanissimi, un romanzo a guisa di trappola, per cogliervi alla sprovveduta colle mie invenzioni; e neppure vo' tenervi a bada con meditate reticenze e bene architettate sospensioni. Se io tenessi voi sulla corda, potreste darla di santa ragione a me, che ho scritto per fare una dipintura di caratteri, la quale non debba avere altro pregio, salvo quello del vero, dell'umile vero. Però, non voglio (sebbene sarebbe stato più fine accorgimento) aspettare altre otto o dieci pagine per dirvi che Luisa non pensava punto a riconquistare il Percy. Ma il Percy le era necessario, e per averlo a' piedi ella non ebbe neppur bisogno di artifizi, di lusinghe donnesche; egli aveva dato nella pania di per sè, e la pania non era stata che la naturalezza della donna gentile. Il perdono della noncuranza, temperato dalla cortesia di un'anima che non voleva ricordarsi di aver patito, egli, ingegno volgare, lo aveva interpretato come un dolce richiamo ad altri tempi, che la sua sconfinata baldanza, memore di tutti i trionfi ottenuti, gli faceva credere di poter rinnovare.
Alla dimane, come fu ora di visita, andò a salutarla, vestito con studiata eleganza di foschi colori. Ella lo accolse colla stessa serenità, colla medesima dimestichezza della sera innanzi. Ma egli non poteva tenersi in que' modesti confini dov'ella stava così agevolmente; volle scusarsi del passato, e per iscusarsi, mentì, sebbene ella non gli chiedesse nè menzogne, nè scuse. Parlò della marchesa Bianca come di un capriccio nel quale era stata impegnata la sua dignità mascolina; lasciò intendere che dal suo trionfo medesimo era stato costretto a rimaner lontano da quella che non aveva mai tralasciato di amare; che poi la vergogna, il timore di averla offesa, e che so io, lo avevano tenuto in disparte, vicino ad una donna che non gl'importava un bruscolo; ed ella diffatti, la signora Luisa, aveva potuto vedere co' suoi occhi com'egli se ne fosse liberato senz'altri riguardi.
Tutto ciò sembrerà orribile ai lettori, imperocchè io ho già detto come stessero le cose tra lui e la Roccanera; ma se cotesto è orribile, non parrà altrimenti inverosimile, nè strano. Quanti, mettendosi con un po' di buona voglia a frugare nella loro coscienza, non ci troveranno la colpa di una così trista bugia, che non parve delitto, solo perchè fu sussurrata all'orecchio di un amico? Calunniare una donna è la cosa più agevole del mondo. La veduta delle esterne apparenze aiuta la credibilità nell'animo di chi ascolta; tutti vi hanno veduto aliare intorno a quella donna, come l'ape dintorno al fiore; che cosa c'è di più naturale che il fiore abbia aperto il calice de' suoi profumi e dato ascolto all'amoroso ronzìo dell'alato raccoglitore di miele? La credulità del mondo è come una macchina bene inoliata; date col dito sul primo congegno e la macchina va, stritolando a vostro benefizio la prima riputazione che le avrete messa tra i denti.
Luisa stette silenziosa ad udire i racconti apologetici del bruno Percy. Aggiustava ella fede a quelle triste invenzioni? Io non saprei dirvelo; forse non vi badava più che tanto. Egli del resto non raccontava le cose appuntino; chè ella non lo avrebbe consentito; ma si aiutava a furia di mezze parole, rigiri di frasi e reticenze sottili, che adombravano il pensiero, senza metterlo in evidenza, e facevano indovinare il nome della donna, senza che fosse mai pronunziato.
L'arrivo di nuovi visitatori interruppe la difesa di Percy, il quale non potè nemmeno sapere che impressione avesse fatto il suo discorso nell'animo di lei. E frattanto, Laurenti non si vedeva comparire.
Il giorno seguente, fu la medesima storia, con questo solo mutamento che il Percy era accompagnato dal duca di Marana. Dopo un'oretta di conversazione, piacque a Percy di invitar la signora a scendere un tratto in giardino; ma la signora Argellani non ne volle sapere, perchè era un po' stanca; padroni essi, se ci volevano andare.
—Oh, non sarà mai!—gridò il Marana.—Un giardino senza fiori, non è un giardino.
Perchè ricusava di scendere in giardino la signora Argellani? Temeva forse di far vedere in sua compagnia il Percy a Guido Laurenti, che certamente doveva essere appiattato dietro i vasi del suo muraglione! O forse non voleva guastare il giardino, sacro ai soavi rapimenti di un nuovo affetto, oltre i quali ogni passo di piede profano sarebbe paruto un sacrilegio?