Tra questi lavori giunse l'ora del pranzo; poi giunse la sera. E sull'imbrunire, quando tacciono i mille rumori confusi del giorno, quando le fragranze delle erbe e dei fiori salgono come una vespertina preghiera della natura verso il cielo azzurro, una bella rosa di Torino e un magnifico garofano, che stavano vicini su quell'ultimo lembo del muraglione che ho detto, se avessero avuto parola umana, avrebbero fatto udire una conversazione curiosa. E' la fecero invero nella lingua loro, e nessuno avrebbe a risaperne verbo; ma io, costretto dal mio uffizio di romanziere a saper tutte le lingue, a origliare i soliloqui delle anime, a intendere perfino i sospiri, ho inteso anche quel dialogo, e posso riferirvelo dalla prima all'ultima parola.
—Ohè, vicino!—disse la rosa al garofano, toccandolo leggermente col sommo delle foglie agitate dalla brezza.—Dormite forse?
—Non dormo;—rispose il garofano—pensavo. E voi madonna?
—Io ho desiderio di far quattro chiacchere. Avete sentita la rugiada di quest'oggi?
—Sì, madonna, e vi so dir io che m'ha fatto un gran bene.
Tuttavia……
—Tuttavia, che cosa?
—Tuttavia, egli c'è stato un momento che mi sono provato a dir basta. S'intende acqua e non tempesta. Figuratevi, madonna, che ho preso la risciacquata per cinque volte alla fila.
—Com'io per l'appunto; ma io non me ne sono lagnata.
—Oh, voi siete buona come il carbonio di cui ci nutriamo; ma confessate che la è stata una cosa insolita. Gli altri giorni non s'è mai andati oltre le due.
—Gli è verissimo; quest'oggi il giardiniere ci ha avuto una gran sollecitudine per noi. Vedete, bel vicino, egli m'è stato attorno in un modo da dover essergli grata per tutto il tempo ch'io viva. Ci avevo già cinque o sei di que' brutti animaletti i quali s'inverdiscono del nostro sangue; ed egli, buonino, me li ha cavati con un fuscellino, che solo a sentirlo mi facea tenerezza.