—E a me, madonna, ha levato di dosso un bruco villoso…… sapete, di quelli che poi fanno i farfalloni……

—Son carine, le farfalle, con quelle loro ali screziate e asperse di polverina d'oro!

—Sì, ma i bruchi son pure le moleste bestiaccie. Io rinunzio alle farfalle, madonna, se, per vedermele poi aliare dattorno, ho da lasciarmi strofinare dall'epa di quei vermiciattoli neri. Insomma ei me lo ha tolto dai piedi, e poi mi ha strappato alcune foglioline avvizzite che mi erano uggiose.

—Gli è un bravo e bel giovinetto—disse la rosa di Torino.—Io non rifinisco mai di guardarlo, e certo il primo bottone ch'io farò, vuole rassomigliargli di molto.

—Badate, madonna! e' riuscirà troppo pallido.

—Ah, sì, gli è un giovine malinconico e sempre sovra pensieri…..

—Avete veduto—interruppe il garofano,—che cosa faceva egli quest'oggi?

—Che cosa?

—O non avete notato quell'arnese che si recava spesso davanti agli occhi, e che teneva qui sul murello, vicino al mio vaso, per averlo sempre sotto la mano?

—Sì, sì, un coso con due buchi lucidi, che devono esser fatti per guardare da lunge. E' lo alzava e lo abbassava ad ogni tratto, sempre nella direzione del giardino di sotto.