—Benissimo, ma usando sempre la precauzione di mettersi dietro le vostre foglie, o dietro le mie.

—Che cosa vorrà dire, vicino?

—Chi sa? Certo non lo avrà fatto per guardare il tempo.

—Ottimo giovine,—proseguì la bella rosa, che avea fermo il chiodo in quella considerazione.—Lo vorrei veder contento. Per me, vo' dirvela schietta, se ha da essere così impensierito, amo meglio che non mi dia da bere nemmanco un fil d'acqua.

—Oh, questo poi!—esclamò il garofano.—Io qui non mi accosto alla vostra opinione.

—Signor egoista!

—Madonna tenerina!

Un terzo interlocutore, dalla voce sonnacchiosa e burbera, venne a rompere quel dolce colloquio. Gli era un geranium triste, il quale stava lì presso, nell'angolo tra il muraglione e un muro di tramezzo, che separava il giardino di Laurenti da un camperello contiguo.

—Sì, adesso bisticciatevi ancora! La notte è fatta per dormire, e voi altri non lasciate pigliar sonno a nessuno.

—Che cos'ha quest'altro?—mormorò la rosa sbigottita al garofano.