Il garofano mulinava una risposta, ma non trovandola lì pronta e tale da offerire a madonna un alto concetto della sua dignità mascolina, non rispose un bel nulla.
Intanto il geranio proseguiva:
—Già, i contenti sono sempre incontentabili; hanno dieci e vorrebbero aver quindici, poi venti, e via discorrendo. Io che sto dietro questo muro…..
—Comodamente al riparo dalla tramontana!—interruppe beffardo il garofano, che aveva trovato la parola da dire.
—Io che sto dietro a questo muro—ripetè, senza dargli retta, il geranio—io non ho avuto uno sguardo del vostro Narciso, nè uno spruzzo d'acqua per cavarmi la sete. M'avesse detto: crepa! Già, io ci ho il peccato addosso di non essere sul murello, daccanto a voi altri. Il bruco che egli ha tolto da voi, messer garofano garbato, egli me lo ha gittato sopra di me senza neppure guardarsi da fianco. Ora voi non vi ringalluzzite tanto, madonna rosa! Io ci ho un occhio per foglia, e da qui, sporgendo il capo, ho potuto vedere che cos'è tutta la sua tenerezza per voi.
—E che cos'è?—si provò a dire sgomentita la rosa di Torino.
—Ah, ah! gelosa! C'è laggiù, in quel giardino, una bella signora, più bella di voi a gran pezza….
—Da che parte?—chiese pronto il garofano—da che parte, ch'io non l'ho veduta ancora?
—Là, dietro quella selva di magnolie e di allori. La viene qualche volta a diporto, per quel sentieruolo a manca. Ieri il vostro amico è stato per due ore a contemplarla. Oggi non la è venuta affatto, ed egli ha avuto un bell'aspettarla, e darvi da bere a voi altri, e cavarvi i bruchi, signor garofano, e spidocchiarvi, signora rosa…
—Oibò!—disse la rosa, arricciando le foglie.