Aveva un amante la signora Perrotti? Oibò, la era una rispettabilissima dama, e la maldicenza aveva abbastanza ossequio figliale per lei da non rivoltarsi contro sua madre. Io medesimo vi giuro che ella non amava nessuno, e che nessun uomo, di que' tali che onorano una donna dandole l'incenso dei loro affetti, s'era mai innamorato di lei. Ve l'ho dipinta bella, e non v'era alcuno per verità che non la salutasse tale; anzi a molti piaceva; ma i cuori più ardenti, fattisi da presso a lei, sbollivano gradatamente; intorno a quella donna, senza saperne il perchè, si gelava. I coraggiosi c'erano stati, ma non di que' tali che ho detto più sopra; ed io potrei narrarvi una storia…. Ma non la voglio commettere a questi fogli, perchè pur troppo non fo altro che copiare dal vero, ed anco i meno facili conoscitori di maschere, potrebbero dire: è la tale!
Costei un giorno, dieci anni innanzi i tempi di cui ho impreso a narrarvi, insuperbiva della corte spietata che le faceva Eugenio Percy. Ma la Argellani in quel torno era capitata a Genova, e il signorino, attratto da quella nuova e più efficace bellezza, aveva levato prontamente l'assedio che ancora non era scavata la seconda parallela. L'amor proprio, che di tutti gli amori è il più permaloso, aveva toccato una ferita mortale. Ma la signora Perrotti se n'era ricattata a misura di carbone. Percy non aveva anche baciato il sommo delle dita alla bella Argellani, che già il suo trionfo era strombazzato ai quattro venti. Il signor Argellani, vecchio Alcibiade che se la spassava a Milano, lunge dalla bella moglie, ma molto vicino ad una prima donna di mezzo cartello, di mezzana bellezza e di mezzana virtù, vide pioversi le lettere anonime che assassinavano la fama (intemerata, vi so dir io, intemerata) di sua moglie, e gli parvero un'ottima ragione per ravvicinarsi sempre più al mezzo cartello sullodato, e chieder poscia una separazione in formis.
Il processo era fecondo di scandalo, e c'era a Genova chi se ne stropicciava le mani e l'acquolina gli correva alla bocca. Ma il vecchio Alcibiade, un bel giorno (io lo chiamerò proprio un bel giorno) era capitombolato da cavallo e s'era rotto una gamba. La cangrena era sopraggiunta e se lo aveva beccato, lasciando libera la mal maritata signora Luisa, e gli amici dello scandalo con un palmo di naso. La donna gentile stette fuori di Genova qualche tempo; poi tornò, e vivendosene sola, fuori di scena, ridusse anche le male lingue a tacere. Infatti, che cosa di nuovo rimaneva loro da dire, se tutto il peggio già l'avevano detto, quando non era anco vero?
Le rare comparse in teatro, lo andar sempre a diporto in carrozza e fuori di città, l'avevano come appartata dal mondo. Pochissime signore andavano a farle visita, tra le quali la signora Perrotti, che giurava d'esserne innamorata e di non poter vivere senza di lei. Diplomazia femminile, che potrebbe dare dieci punti dei sedici ai gran maestri dell'arte politica!
Senonchè, anche le visite da lunga pezza erano cessate. La malattia era stata un ottimo pretesto per la signora Argellani a non muoversi di casa, e in breve quelle poche visitatrici, amiche del buon tempo, e ligie al cerimoniale, avevano spulezzato. Da tre mesi non se n'era veduta una alla palazzina gialla, nemmeno la signora Aurelia, quella che non potea vivere senza vederla!
Il lettore può dunque argomentare come fosse gran meraviglia per tutta la gente di casa, veder giungere un dì, verso le due dopo il meriggio, la signora Perrotti, inamidata, impettita, colla piuma bianca sul cappellino, e un gran galano sotto il mento, per visitare l'inferma.
La gente di casa non sapeva che in tutti i ritrovi e conversazioni di Genova, dove la signora Argellani era conosciuta, correva la voce di un peggioramento della sua malattia. Già i medici, a detta di ognuno, l'avevano data spacciata; epperò la signora Perrotti, la sua buona amica, non poteva ritenersi dallo andare da lei, per vedere che figura facesse un'amica moribonda. Il cuore di alcune donne ha delle strane consolazioni!
La signora Luisa era in quel punto seduta nel suo salotto, insieme con Guido Laurenti, che le aveva portato un libro nuovo, promessole la sera innanzi. Ella cominciava a provare i benefici effetti della cura assidua, affettuosa del suo medico. I colori della bella salute non erano anche tornati sulle sue guance smarrite, ma per chiunque l'avesse veduta un mese innanzi, il miglioramento era notevole, e prometteva grandi cose.
Quando le annunziarono la signora Perrotti, ella rimase stupefatta, e fu molto che potesse sollevarsi a mezzo dal sofà, come in atto di farsi incontro alla Aurelia, che correva ad abbracciarla.
—Or bene, come va questa bella inferma?—disse la Perrotti, dopo aver fatto scoppiettare le labbra asciutte sulle guance della signora Luisa.—Ma bene, in verità! Qui c'è odore di miracolo…