Frattanto il giovine che voleva salvar le apparenze per gli altri, tradiva sconsideratamente sè stesso. L'ansietà che traspariva dagli occhi e dal gesto, era a gran pezza maggiore di quella che avrebbe potuto manifestare, in un caso più grave, il medico più dimestico, più stretto in amicizia alla persona inferma. In genere, il seguace di Esculapio, come quegli che intende le ragioni del male, e che ha fatto il callo a tutte le commozioni, non si spaventa, non si riscalda oltre misura. Guido, in quella vece, era come tramortito, bianco nel volto come un cencio lavato, e se la signora Argellani non fosse stata là, adagiata sul lettuccio, cogli occhi stralunati e le membra prosciolte, si sarebbe potuto credere che l'ammalato fosse lui.

—Ah, ah!—pensava la signora Perrotti, guardandolo di sottecchi.—Il medico ha perduta la testa. E si voleva darla ad intendere a me! Vedete l'innocentina che si moriva d'affanno per l'abbandono di Percy, e già si diceva che fosse per innalzarsi il rogo, come la regina di Cartagine. Che l'amor proprio abbia patito, s'intende; ma far l'eroina da romanzo, poi, figurarsi! Il consolatore è un bel giovine, in fede mia. Se Percy lo vede, metto pegno che va in collera. Quell'altro là è un vanitoso, il quale s'immagina che tutte le donne abbiano a morire per lui, e non può credere che una, piantata in asso da lui, si consoli con un altro. La Roccanera lo ha sulle corna, e quando egli se ne sarà persuaso, il che non tarderà molto, e' vuol starmi fresco davvero! Bene, bene; qui c'è da far quattro chiacchere per lunedì sera. Ma anzi tutto andiamo a darne notizia a qualche amica; intanto, qui non ho altro da fare.—

E finito questo monologo, si alzò per andarsene.

—Se tu avessi bisogno di me, e se io potessi esserti utile, rimarrei. Ma qui sono d'impaccio e null'altro, mia cara Luisa, e il tuo ottimo medico e la signora Tonna porranno ogni cura a farti riavere da questo male passeggiero. Non è egli vero, signor dottore, che sarà una cosa da nulla?

—Certamente, signora; un po' d'aria, un po' di moto, e cosiffatti vapori si dileguano subito.

—Ne sono proprio contenta!—esclamò la Perrotti.—Addio dunque, Luisa; fatti animo. Io, se avrò domani un ritaglio di tempo, verrò ad abbracciarti risanata, e se non potrò io, manderò il servo a pigliar le tue nuove.

—Grazie, mia buona Aurelia;—rispose l'Argellani stendendole la mano—a rivederci—

Fatte ancora quattro parole col dottore per raccomandargli colei che essa amava più degli occhi suoi (frase che si adoperava fin dai tempi de' Romani, e che ha perduto ogni efficacia, come tutte le frasi vecchie), la signora Perrotti, inamidata, impettita, se ne andò, gittando un bacio col sommo delle dita alla Luisa, e simulando di asciugarsi una lagrima.

La signora Argellani aveva resistito a quella conversazione con una virtù non minore per fermo di quella dei martiri cristiani, che si lasciavano tanagliare il petto senza mettere un lamento. Il non essere ella andata del tutto fuori dei sensi, potrebbe citarsi come una testimonianza dei trionfi che ottiene un semplice sforzo di volontà senza altro estrinseco aiuto. La virtù dell'animo l'avea tenuta col fronte alto, e le labbra sorridenti; la virtù dell'animo le aveva dettate quelle parole: «mia buona Aurelia» che certamente non avevano ottenuto licenza dal cuore. Ma appena la Perrotti fu andata via, ella ruppe in un grido: «è male! è male!» fe' per alzarsi dal sofà, come se volesse sottrarsi al patimento che stava per vincerla, ma tosto ricadde contro la spalliera, priva di forze e di sensi.

Guido per ventura era là, pronto a soccorrerla con tutti i partiti dell'arte sua. La casa era sossopra: le fanti facevano una cosa; un'altra il giardiniere; la signora Tonna non faceva nulla, ma era già molto che non lisciasse il gatto, o non biasciasse paternostri; Laurenti, poi, badava a tutto e si faceva obbedire a puntino. Per tal guisa, il male, combattuto sui cominciamenti da una intelligente volontà, non ebbe agio a sopraffare la donna gentile, come avea fatto la volta innanzi, e non v'ebbe altro danno che la paura.