Gli occhi della Argellani corsero allora a leggere l'epigrafe.

—Ah!—disse la donna gentile.—È qui la Caterina Stella?

E rimase immobile a guardare la nicchia, in atto di chi medita, col mento raccolto tra il pollice e il medio, il gomito stretto al seno, e l'altra mano penzoloni lungo le pieghe della veste.

Guido stette taciturno un tratto a contemplare quella statua vivente della meditazione, e indovinando i tristi pensieri che le ingombravano la mente, si fece daccanto a lei, parlandole in tal guisa:

—Sì, la Caterina Stella. Eccola lì, dietro questa parete sottile, tra quattro assicelle di quercia. Oltrepassate questo muro, spiate tra le fessure di quelle tavole cogli occhi della mente, e la vedrete, la Caterina Stella, il cui casato era così leggiadro tema di bisticci, foggiati a complimento. I suoi capegli d'oro, pari a quelli di madonna Laura, cantati da nuovi Petrarca, dipinti da un altro Simon Memmi, sono là entro, disciolti, senza la natìa lucentezza, corrosi dal tarlo. Quel volto ovale, quella bianchezza mirabile di carnagione, quegli occhi che mandavano faville….. non c'è più nulla! Vi ricordate della Caterina Stella ne' suoi bei tempi? C'era ressa di adoratori dintorno a lei, sebbene il marito fosse geloso come una fiera, e minacciasse pur sempre di mordere. Il Riccoboni lo dicevano il preferito tra tutti i suoi cavalieri, sebbene il Cigàla avesse avuto tre duelli per lei, e sebbene il Grandi, a chi ne parlava, dicesse con una certa sua aria misteriosa che le erano tutte chiacchere. Ella avrebbe forse trentadue anni, se vivesse; e sono già otto anni che la è qui povera Stella senza luce, povera Pleiade scomparsa dal firmamento! Io vengo qualche volta a vederla, e ho sempre notato che ella non ha mai avuto un fiore da nessuno, ella che ne riceveva tanti, il dì della sua festa, il 19 di Maggio! Nessuno de' suoi tanti adoratori, neppure quel tale che per lei si aperse nel petto una ferita, dichiarata risanabile in quaranta giorni, vien qui a piangere sulla tomba di lei, di lei che li aveva tutti quanti sotto il suo palchetto in teatro, pronti a raccogliere e voltare a sè ognuna delle occhiate che ella mandava sbadatamente in giro, o posti in sentinella sotto le sue finestre per cogliere il momento che ella si facesse a sollevare lo sportello della gelosia.

—E questi fiori secchi?—dimandò la signora Argellani.

—Sapete chi li ha posti qui?—disse Laurenti.—Il marito. Squallido come un tronco d'albero sul quale sia caduta la folgore, il solo amante vero che ella abbia avuto, fu lui. Gli altri tutti, allegro stuolo di farfalle, si sparpagliarono per l'aria. Egli in cambio, ogni anno, ogni mese, ogni settimana era qui, presso la sepoltura di sua moglie, e qui l'ho veduto entrar io molte volte. Ma oggi, anche lui s'è stancato, ed ha chiamato un'altra compagna sotto il vedovo tetto. Il suo dolore ha vissuto sette anni, e non ha potuto durare più a lungo neppur esso. Chi la ricorda più, ora, la povera Caterina dai capegli d'oro? Io, a caso, venuto qui insieme con voi. Tra i viventi che si accarezzano e si addentano laggiù, in quel popoloso centro di affetti e di rancori, la sua immagine non torna più alla mente di nessuno; il suo nome non è più sulle labbra di amici o di nemici; ella è morta due volte. Chi pensa all'orma sua sul selciato di Via Nuova, o sul battuto dell'Acquasola? Ah, bella cosa, in fede mia, bella cosa il morire!—

La signora Luisa era rimasta grandemente turbata da quel discorso doloroso del suo medico; ma l'ultima frase la scosse.

—E perchè no?—disse ella.—Bella cosa, pur sempre!

—Sì,—incalzò Laurenti,—bella cosa davvero! Con questa luce che splende fuori, voi sarete qui, rinchiusa in uno di questi androni, soffocata in una di queste nicchie, col capo da questa parte e i piedi dall'altra. Non vedrete più la terra, il mare, i fiori, sorriso di Dio. Qui sempre, sola, sola! Una volta all'anno, le cerimoniose usanze del mondo tireranno quassù un branco di curiosi viventi, che non volgeranno nemmeno uno sguardo su voi; gente felice, o distratta, dimentichevole sempre, che verrà a fare la sua passeggiata, e sarà molto, imperocchè i cento presenti faranno pensare ai centomila che stanno lontani. Se i morti pensano, se l'anima loro rimane e in qualche modo si dà pensiero del suo abito logoro, e' debbono pure dolersi di aver posto il loro affetto in cuori di sasso, di aver sudato per figli ingrati, di aver patito per chi non rammenta più che fossero nati. E allora che pensieri, che amarezze, nella notte di quelle nicchie sconsolate! Addio, Caterina dai capegli d'oro! Io non ho mai vegliato sotto le vostre finestre, non ho mai desiderato uno de' vostri sguardi fiammanti; pure, non vengo mai al camposanto, senza salire quassù, a salutarvi e portarvi le novelle degli uomini che vi hanno dimenticata.—