Ciò detto, Guido si volse alla donna gentile che stava ad udirlo.

—Ed ecco, o signora, per chi spesso si muore. L'amore…. bella cosa! Pigliatevi il fastidio di morire per cotesto, di lasciare il sole, i supremi diletti della intelligenza, le ineffabili consolazioni della fede, della carità, della speranza, il gusto delle arti, la curiosa investigazione delle scienze, la ricerca delle anime buone che intendano la vostra, e colla vostra facciano manipolo contro il volgo profano! Il Nume, a cui v'immolate, merita davvero il sacrifizio di questi nonnulla!—

—E le vostre consolazioni non tradiscono del pari? La ricerca delle anime buone non conduce ella forse di sovente in inganno?

—Sì, di sovente; ma chi cerca trova; gli inganni sono fermate, sono ostacoli, che non debbono disanimare i generosi, come il mal esito di uno sperimento non disanima il cultore della scienza. Del resto, il paragone tra l'amore e le altre consolazioni di cui vi ho parlato, non corre. Lo scienziato che studia, non si avvilisce punto per aver fallita la strada; l'uomo che ha errato nel giudicare degli altri, non si disonora a sperare che nuovi amici valgano meglio dei primi; laddove nelle cose di amore, segnatamente per le donne, il cercar molto, il far troppi sperimenti, conduce alla abbiettezza. Ma, appunto perchè non si possono moltiplicare le prove, appunto perchè bisogna starsene alle prime, non s'ha nemmanco a sentenziare sommariamente e condannarsi da sè a scontar la pena di un errore. Gli affetti mal posti, quando si riconoscono tali, contristano; ma non dobbiamo altrimenti lasciarci sopraffare; tanto più che l'amore, considerato in sè stesso, non è punto necessario alla vita.

—Dite da senno?

—Del migliore ch'io m'abbia. Anche in me, per avventura, la pratica potrà romper guerra alla teorica; ma, ch'io ami o no, non rileva, non toglie nulla alla bontà della tesi. E la mia tesi è questa, che si può vivere senza amore, che fuori dell'amore v'hanno gioie sublimi, altissimi conforti. Nè già pretendo che ognuno abbia ad intenderla così. Tutti vogliono provare, ed hanno diritto a provare. Ma io parlo per le anime inferme, che hanno provato e patito. L'amore non deve uccidere; non si ha da sacrificare a lui l'esistenza. Io lo considero come uno dei colori che compongono l'arcobaleno della vita, come un elemento che affina le anime, iniziandole al dolore ed alla pietà. Ma, passato l'amore, grandi cose rimangono ancora; rimane, verbigrazia, la carità, questa altissima tra le passioni, che ha tante forme, tante diramazioni quante sono le forme, i meati, della operosità umana.—

La signora Argellani era fortemente commossa. Il luogo, le dolorose sensazioni, il parlare tra sarcastico ed affettuoso, tra sdegnoso e malinconico, del giovine Laurenti, avevano destato un tumulto di pensieri, una vera rivoluzione nel suo spirito infermo.

Erano intanto usciti all'aria aperta, ed ella si era seduta su d'uno scaglione presso un cortiletto, dov'era la postierla del camposanto, che mette alla viottola sul dorso della montagna. Là seduta, la donna gentile stava raccolta in sè stessa, quasi ad udire il suono delle vigorose parole di Laurenti nel profondo della sua anima, suono che svegliava tanti echi e destava tante voci confuse.

Dopo una breve pausa, Guido si mosse, e nelle zolle erbose che facevano tappeto a' piè di un muricciuolo, colse una margheritina, che portò alla signora Argellani.

—Sarà,—disse egli—un ricordo del cimitero che porterete in città.