—È in casa.

—E dov'è la casa?

Il marmocchio, stretto da tutte quelle dimande, non rispose più nulla.

—Prendi;—entrò a dire Laurenti.—Questo lo porterai alla mamma.

E gli messe in mano uno scudo. Il ragazzo lo guardò; parve paragonarlo col coccio, poichè lasciò tosto cadere quest'ultimo, voltando e rivoltando invece con molta curiosità quel nuovo balocco che gli luccicava tra le dita; poi si mosse per andarsene, dando ragione a quello scettico che lasciò scritto:—«volete levarvi uno dai fianchi? dategli in mano cinque lire.»

—Come si dice, Giovannino? Fa una riverenza al signore e alla signora, e di' loro: grazie tante!—

Queste parole erano dette da un nuovo personaggio, di genere femminino, cioè dalla madre del ragazzo, che era capitata allo svolto della viottola, chiamata colà dai fuggiaschi.

—Grazie!—borbottò Giovannino, udendo la voce della madre, presso la quale fu sollecito a ricoverarsi.

—È vostro figlio?—chiese la signora Argellani.

—Sissignora; e scusi se gli è un orso. Ma quando gli è in casa parla anche troppo. Che cos'è questo? che cos'è quest'altro? E giù una litania di domande e di ciarle, che m'introna la testa.