—Hanno perdute delle cause; è questo che vuol dire?—interruppe il padre Anacleto.—Oh, Dio buono, lo so; come so di non esser Demostene, nè Marco Tullio. Noi, del resto, signor commendatore, le cause nostre ce le trattiamo e ce le giudichiamo da noi, e in questa, che è capitale, ci siam data ragione. Di grazia, che cosa fanno, loro del governo, a chi vive secondo le leggi? Lo lasciano stare ne' suoi panni; al più al più, glieli fanno stringere addosso qualche volta dall'agente delle tasse.—
Il sottoprefetto sorrise di mala voglia. E le parole e il tono con cui erano profferite lo seccavano ad un modo.
—E qualche volta,—replicò egli,—si fanno lecita una piccola osservazione. Noi siamo per la libertà in tutto e per tutti, ma non rinunziamo all'ufficio di dare un consiglio, quando ci sembri utile il farlo. Io, le parlerò schiettamente, sono venuto qua per due cose. Anzitutto, per vedere di persuadere Lei e i suoi colleghi dell'errore in cui vivono. Scusi, sa, ma non è bella questa loro rinunzia al civile consorzio, con tutti i danni che la società ne risente. Se non vogliono riconoscere i diritti della società, pensino, pensino a quelli dell'Italia, di questa gran madre, al cui risorgimento non sarà troppo il concorso di tutti i suoi figli.
—Questo è un argomento più serio;—rispose il priore, a cui il nome d'Italia aveva fatto rizzare la fronte e balenar gli occhi d'una luce improvvisa.—Dicono che la patria non sia una cosa sensibile e che c'entri molta poesia nella formazione di questo ideale. Io so che c'entrano i nostri amori d'infanzia, le nostre lagrime d'adolescenti, i nostri rossori e i nostri sdegni d'uomini fatti. L'Italia comprende in sè la parte più pura dei nostri interessi, che sono gli affetti e le consuetudini; l'Italia è la nostra medesima superbia di schiatta, la nostra consapevole nobiltà di sangue, forte come un'idea maturata lungamente nell'animo, vigorosa come un istinto, che non si può soffocare, nè discutere. Tristo colui che nei furori della politica, o seguendo il filo di certe sue deduzioni, dimentica questo concetto della patria, e impaziente di provar tutto, di rimutar tutto, non sa sopportare qualche piccolo guaio in famiglia, dopo aver dovuto soffrire tanta vergogna di comandi stranieri!—
La faccia del sottoprefetto di Castelnuovo risplendeva d'allegrezza.
Ma a spegnere i lumi venne subito la seconda parte del ragionamento.
—La patria dobbiamo avere in cima a tutti i nostri pensieri;—proseguiva il padre Anacleto;—per lei dobbiamo lavorare; ma per lei, quando è tempo, saperci trarre in disparte. Anche la lontananza volontaria è una forma dell'amore. E poi, siamo forse fuori d'Italia? E i bisogni suoi, quando si mostrassero tali da richiedere l'opera nostra, non ci troverebbero al posto? So stare in arcioni come un altro e mettere un cavallo a carriera. Ero a Montebello, signor commendatore, e nessuno può dirmi che io abbia dimenticato l'obbligo mio verso la patria. O che vorrebbe Lei? che, per adempiere a quest'obbligo, facessi il consigliere comunale, o l'aspirante al ministero? Ce n'è già tanti, su quella via! A buon conto, io faccio pure qualcosa. Non vede? Dò esempio di modestia a tutti i poveri di spirito della mia circoscrizione. E adesso, signor commendatore, se non le spiace, passiamo alla seconda ragione della sua visita.—
Il sottoprefetto non gradì troppo quel modo spicciativo che aveva il priore di condurre la conversazione, parlando lui come e quando voleva, per cangiare argomento quando e come gli facesse comodo. Ma poichè si era imbarcato, gli bisognava andare fino all'ultimo. E accettò di passare all'altra parte del discorso, ma promettendo in cuor suo di ricattarsi di quella leggerezza del priore, col peso delle sue osservazioni.
—Volevo appunto venirci,—diss'egli,—e stavo cercando le parole. Questa è veramente la parte più delicata, ed io avrò mestieri di tutta la sua indulgenza. Loro signori son tutti uomini, qua dentro? Voglio dire…. non ci hanno donne?—
Il padre Anacleto balzò sulla seggiola.—Ci siamo!—pensò egli, frattanto.
—Perchè mi fa questa domanda?—chiese egli poscia, guardando il sottoprefetto con aria di curiosità che voleva essere soddisfatta.