—Sembra;—disse quell'altro.
—Sembra ed è, signor sottoprefetto;—ribattè il padre Anacleto, tralasciando di dare del commendatore al suo ospite, come aveva fatto fino a quel punto.—Io non ho più schiarimenti da chiederle, poichè Lei ha profferito dei nomi. C'è infatti qui, tra gli ultimi venuti, un padre Prospero, con un suo nepote, assai giovane, il cui nome corrisponde benissimo a quello della signorina Ruzzani, accennato da Lei. Mi hanno pregato di accoglierli nella nostra comunità; ed io, considerando la giovinezza del nepote, li ho accettati soltanto come novizi. Ciò significa che nessuna parola li costringe; sono padroni di andarsene quando vogliono. Desidera di vederli e di interrogarli? Si accomodi. Ma non qui, intendiamoci, non qui; al parlatorio del ponte, dove potrà farli chiamare. Perchè, lo sappia, signor sottoprefetto, nel nostro convento non è che una fortuna, la pace. Ed ogni sua domanda di veder qui, subito, i due nuovi compagni nostri, che non erano a farle corona in refettorio, potrebbe dare argomento a chiacchiere e sospetti, che io debbo in ogni modo evitare.
—No, non occorre che io li veda;—rispose il sottoprefetto appena gli venne fatto di entrare in discorso.—Ella si altera…. mi giudica male…. mentre io era venuto semplicemente per dirle come stavano le cose. Supponevo che non sapesse nulla…. che fosse stato ingannato…. E poichè la casa Ruzzani è una delle primarie di Castelnuovo e di tutto il circondario…. Oramai, non è rappresentata che dalla signorina Adele; una ragazza di molto ingegno, ma un pochettino bizzarra. Sempre rispettabile per altro, sempre rispettabile! Una cosa solamente non si riesce a capire, per qual ragione, o capriccio, la signorina si sia risoluta ad entrare così di schianto in una società d'uomini….
—Di cavalieri, signor sottoprefetto;—interruppe il priore;—di cavalieri, la prego a volerlo considerare.
—Oh, non ne dubito punto. Ma infine, Lei capirà, il mondo ha i suoi diritti. Su questa fuga della signorina Ruzzani e sulla sua entrata nel convento di San Bruno, in veste d'uomo, poichè non potrebb'essere altrimenti, si è fatto un gran chiasso a Castelnuovo e fuori; cosicchè l'autorità superiore della provincia ha già chiesto ragguagli a me, che ero bensì informato del fatto, ma non avrei voluto dar noia a Lei per tutto l'oro del mondo. Questo è lo stato delle cose. Aggiungo che non mi sono mosso a bella posta. Come ho già avuto l'onore di dirle, andavo attorno per visitare i nostri comuni di montagna, e ho fatto, come si suol dir, un viaggio e due servizi. Avrei potuto mandarle l'avviso di ciò che sapevo, ma ho preferito recarlo io stesso, per ragioni di delicatezza e di convenienza che spero vorrà riconoscere.
—Grazie,—rispose il priore, con un tono di voce da cui traspariva un filo d'ironia.—Ma, la prego, qual è lo scopo del suo cortese avvertimento? Debbo io respingere la signorina Ruzzani e il suo tutore dal convento di San Bruno, per far piacere ai signori chiacchieroni di Castelnuovo?
—Eh, non per contentar nessuno; ma per far cessare le mormorazioni, le ciarle assassine del mondo, perchè no? Intenderei che non volesse far nulla, se, nell'atto di accogliere i due novizi, avesse saputo che uno di essi era una donna; ma poichè Lei non sapeva affatto….
—Non lo sapevo,—ripigliò il priore;—sono stato ingannato tanto più facilmente, in quanto che non ho voluto farci troppa attenzione. Ma se l'avessi fatta, se mi fossi avveduto, e mi fosse piaciuto di accogliere egualmente il finto novizio, che male ci sarebbe?
—Nessuno, da parte sua. Ma poichè è detto che chi ha più prudenza ha anche l'obbligo di usarne, e perchè sarebbe stata opera di buon cavaliere avvertire quella fanciulla del passo falso che ella faceva….
—La sua osservazione sarebbe eccellente,—interruppe il priore,—se la fanciulla fosse capitata da sola. Ma io la prego a non dimenticare che è venuta in compagnia del tutore, e vive qui…. sempre in compagnia del tutore.