—Priore, o che l'avete fatto anche al sottoprefetto, questo discorso?—chiese facetamente il padre Tranquillo.

—Gliel'avrei fatto sicuro, se avesse chiesta la mia opinione;—rispose il padre Anacleto.—Egli è venuto invece a parlarmi di tutt'altro. Sapete di che?

—Sentiamo;—dissero tutti, raccogliendosi intorno al priore.

—Dei due novizi che abbiamo accettati a San Bruno.—

Così disse il priore, e si pentì subito di aver cominciato. Ma i due novizi erano stati meno fortunati del ramarro. Il sasso era gettato e non si tirava più indietro col desiderio.

—Oh diamine!—esclamò il padre Atanasio.—E come c'entra il sottoprefetto di Castelnuovo Bedonia?

—C'entra…. c'entra,—balbettò il priore, che oramai doveva dir tutto,—perchè il padre Prospero è un vecchio tutore di Castelnuovo.

—Un nobile ufficio quello di tutore!—disse il padre Tranquillo.—E forse il nostro novizio ha dilapidate le sostanze del pupillo?

—Magari lo avesse fatto, che non ci avremmo a veder nulla noi altri!—scappò detto al priore.

—Che ha fatto dunque di male?—gridò il padre Bonaventura.