—Avete incominciato; dovete dirci ogni cosa;—soggiunse il padre
Restituto.

—Ha condotto il suo pupillo tra noi;—rispose con voce sepolcrale il priore.

—Ah! il padrino Adelindo?—esclamarono tutti.

—Che non è un padrino;—ripigliò il padre Anacleto.—Il pupillo, signori miei, è…. una pupilla.

—Grande scoperta!—gridò il padre Restituto.—Lo avevamo detto, noi altri, e voi non volevate crederlo.—

La faccia del priore si rabbruscò, a quell'escita del padre Restituto, capo dell'opposizione in capitolo.

—Adagio, Biagio!—osservò il padre Tranquillo, prendendo le difese del superiore.—Il nostro degno priore, se ben ricordo le sue parole, non ha già detto di non volerlo credere. Ha detto che, quando pure il monachino fosse stato… una monachina, non c'era da far nulla, e che la nostra cavalleria doveva far le viste di non accorgersi della cosa.

—E forse ho avuto torto;—soggiunse gravemente il priore.—Eravamo allora nel dubbio; oggi abbiamo la certezza. Il padrino Adelindo non è altro che Adele Ruzzani, una ragazza di Castelnuovo, pupilla del signor Prospero Gentili, suo zio materno, e fortunata erede d'un vistoso patrimonio. Un capriccio di testolina bizzarra l'ha condotta qui, nel convento dei matti…. come dicono cortesemente laggiù! Il tutore è uno sciocco. Almeno, la sua condiscendenza al disegno stravagante della nepote ce lo fa avere per tale.

—Quel caro padre Prospero!—notò pietosamente il padre Anselmo.

—E noi—proseguì il priore, senza por mente all'interruzione—siamo qui in un bivio curioso; o di perdere la nostra cara tranquillità monastica, ritenendo una donna tra noi, o di mostrarci ridicoli, fingendo di non saperlo. Che ve ne pare?