—Bisogna finirla;—borbottava il priore, rimasto alquanto in disparte,—bisogna finirla!—
Il serafino biondo si accostò a lui col suo leggiadro sorriso. Al giocondo lume dei due smeraldi, onde Amore gli aveva scoccate le sue armi (permettete che io vi significhi la cosa con una immagine dantesca), il povero priore si sentì rimescolare il sangue nelle vene. E facendo forza a sè medesimo, e cercando di dare alla sua faccia una espressione più severa del solito, così disse al serafino biondo:
—Non avete più la vostra ghirlanda di fiammole?
—Ah!—esclamò il serafino.—Eravate lassù? Ma perchè non venirci a trovare?—
Il padre Anacleto non credette opportuno di rispondere.
—Del resto, avete fatto bene;—soggiunse il serafino.—Si parlava tanto di voi!
—Di me?—chiese il priore, inarcando le ciglia.—E che cosa si è potuto dire di me?
—Non male, sicuramente. Anzi ho pensato ad un certo punto che dovessero fischiarvi gli orecchi. Si parlava, tra l'altre cose, della gran noia che vi dava quel sottoprefetto con la sua lunga fermata.—
Così dicendo, il serafino fissava gli occhi addosso al priore, come se volesse leggergli in faccia il segreto di quella visita.
—Ah, sì;—disse il padre Anacleto;—quel sottoprefetto è un cert'uomo!…