—Che cosa voleva da voi? È lecito saperlo?

—Ve lo dirò più tardi, padrino Adelindo. Ho bisogno per l'appunto di parlare con voi e con vostro zio, e mi farete la grazia di passare dopo pranzo da me.

—No, no, niente grazia, con mio zio!—rispose il serafino.—Preferisco farla da solo. Andrò verso il giardino, e voi mi accompagnerete. Va bene così?—

Il priore Anacleto rimase un po' sconcertato da quell'aria di padronanza. Ma poi si strinse nelle spalle e chinò la testa in atto di dire:—sia fatta la vostra volontà.—

XVII.

Il pranzo durò troppo per due persone, le quali avevano tante cose da dirsi. Cioè, mi spiego, l'una aveva da dirle e l'altra da sentirle; ma voi vorrete concedermi che quest'altra non si sarebbe contentata di stare a sentire e avrebbe detto anche del suo. Ora il padre Anacleto era tanto curioso di sapere che cosa gli avrebbe risposto il padrino, vedendosi scoperto, come il padrino era curioso di sapere che cosa gli avrebbe detto il priore, e con che tono, e con quali propositi.

Come Dio volle, si levarono tutti da tavola, e il padrino, uscito dei primi dal refettorio, andò a chiudersi nella sua cella. Voleva egli cansare i soliti accompagnatori, o più specialmente lo zio? Quest'ultimo, anche a volerlo per forza come terzo nella conversazione, non si sarebbe potuto ottenerlo. Aveva lavorato troppo e sentiva il bisogno di riposare un pochino; perciò era andato a finire in libreria, su quella tale poltrona, e il sonno aveva stese le ali sul suo capo innocente. Il padre Agapito, il padre Restituto, ed altri suoi cortigiani, che si erano accompagnati subito a lui, sperando di veder tornare il biondo nepote, dovettero assistere all'assopimento dello zio. Quando ritornarono all'aperto, videro il priore che si allontanava dall'altra parte del chiostro, col serafino a fianco. Il priore aveva incominciato un discorso di qualche importanza, e si fermava ad ogni tratto, come un uomo che vuol calcare sulle parole; il serafino andava o restava, secondo i movimenti del suo interlocutore, e dava segno di molta attenzione, chinando spesso la testa, in atto di assentimento. C'erano insomma tutti i caratteri d'un dialogo, che non voleva essere interrotto da compagni importuni.

—Amici,—disse il padre Restituto a tutti gli altri che erano rimasti come lui con un pugno di mosche,—non vorrei che il priore degnissimo, dopo che ha riconosciuta la donna, ne prendesse una cotta.

—Eh via!—esclamò il padre Marcellino, che passava di là per andare alla sua cella, e si era fermato, vedendo quel crocchio d'osservatori.—Vorreste voi che proprio il fondatore dell'ordine venisse meno alla sua stessa dottrina?

—Oh, non sarebbe il primo;—osservò il padre Ilarione.—C'è pure stato il Creatore, che si pentì d'aver fatto l'uomo.