—Che cosa?—gridarono ad una voce il padre Restituto, il padre
Costanzo e il padre Ilarione.
—Sta persuadendo il padrino Adelindo ad andarsene via del convento.
—Oh, questo, poi!
—Vedrete che è così per l'appunto. Il nostro priore è lo spirito dell'opposizione. Quando glielo dicevamo noi, non voleva crederlo, non voleva far nulla. E adesso che noi ci siamo acquetati…. Perchè noi ci siamo acquetati;-soggiunse il padre Agapito.—Voi stesso, fratello Restituto, glielo avete detto chiaro e tondo: ammettiamo anche il ridicolo. Il padrino Adelindo è un buon ragazzo; non dà molestia a nessuno; domanda soltanto di poter vivere con noi, in questa pacifica comunità. Anche lui, forse, avrà i suoi piccoli dispiaceri; vorrà anche lui dimenticare le noie del mondo; perchè vorremmo impedirglielo?
—Sicuramente!—gridò il padre Ilarione, sostenuto dall'approvazione dei colleghi.—Perchè vorremmo impedirglielo? Non sarebbe carità la nostra.
—E il priore avrebbe doppiamente torto a mandarlo via, senza consultare i suoi compagni;—aggiunse il padre Restituto.—Siamo tutti eguali qua dentro, e il suo priorato non è che una carica….
—D'ordine meramente amministrativo;—gridò il padre Costanzo.—Egli non può mettere la sua volontà, il suo capriccio, in luogo e vece della volontà di tutti.
—Si è sempre fatto ogni cosa d'accordo, non lo nego;—osservò il padre Marcellino.—Ma qui, forse, il caso è diverso. Le opinioni espresse l'altro giorno in capitolo potrebbero averlo persuaso a prendere una risoluzione da sè.
—No, niente risoluzione. Ogni cosa ha da farsi in capitolo.
—Bene, chiedetegli di convocare il capitolo, e fate la vostra domanda: vogliamo il padrino Adelindo; o Adelindo, o morte!—disse il padre Marcellino, ridendo.