Resta sempre che bisogna essere scaltri e non lasciarsi scorgere. Le ragazze in genere sono furbacchiotte, e le ricche in particolare sono sospettose. Con loro, anche a non pensarci affatto, potreste passare per cacciatori di doti.
E scaltro la parte sua era il signor duca di Francavilla. Il giovane dilettante di archeologia preistorica mostrava un'eguale sollecitudine per tutti gli strati sociali di Castelnuovo. Faceva nobilmente la sua corte alle signore attempate; poi, senza parere, andava dalle giovani, prendendo posto in mezzo ai due crocchi, mettendosi all'equatore tra quei due poli, ora tenendo a chiacchiera la signorina Adele, ora la contessina Berta, parlando a questa di musica, a quella di viaggi. Per allora, la Gamberini amava discorrere di Riccardo Wagner, la Ruzzani della Nuova Guinea. E il Francavilla passava dal Lohengrin ai Papuas, con quella leggerezza, con quella disinvoltura che fa onore a chi parla e invidia a chi ascolta.
Nè, per la signorina Adele e per la contessina Berta, erano dimenticate le altre. Il signor duca di Francavilla pagava nobilmente l'ospitalità di Castelnuovo. Aveva gentilezze per tutte; gli bastava il cenno di questa o di quella per cambiar materia; pari alle farfalle di carta inventate dai giapponesi, svolazzava di qua e di là ad ogni soffio, e non toccava mai terra. Duca portentoso! E dire che quel giovinotto, uno tra i primi gentiluomini d'Italia, era là, ascoso in un circondario campestre, passando le mattinate a scavare il suolo delle caverne, e le serate a profondere il suo spirito nella sala di una sottoprefettura!
A proposito, e dove abbiamo lasciato il nostro ottimo sottoprefetto?
Un uomo simile non va trascurato. Egli è il primo in Castelnuovo
Bedonia, non lo dimentichiamo.
Il nostro cavalier Tiraquelli era rientrato nella sala di ricevimento, in compagnia del fido signor Prospero Gentili, il cui volto aperto e sorridente pareva già lumeggiato dai toni caldi d'un collare della Corona d'Italia. Il futuro commendatore aveva fatto un mezzo giro a sinistra, per andare tra gli uomini gravi, nel consesso degli Dei, accanto al canapè di damasco rosso, dove sfolgoravano di luce propria la padrona di casa e la contessa Gamberini. Il sottoprefetto aveva fatto un mezzo giro a destra, verso il crocchio dei begli umori; aveva ascoltata con benevola gravità una barzelletta del ricevitore del registro; quindi, come un sovrano in volta attraverso le file de' suoi cortigiani, era andato verso il pianoforte, dove scoppiettava l'arguzia del duca di Francavilla.
—Signor duca, bene arrivato. Di che si parlava?
—Ah sì, Ella capita proprio a tempo, signor cavaliere,—disse il duca, ridendo.—Ce n'ho una che vale un Perù. Ella ha nella sua giurisdizione una meraviglia, ed io non ne sapevo ancor nulla.—
III.
Il sottoprefetto di Castelnuovo Bedonia atteggiò le labbra ad un sorriso tra l'arguto e il melenso, che rispondeva benissimo allo stato particolare di un uomo, il quale per ragione dell'ufficio dovesse indovinare a volo e che frattanto avrebbe voluto essere aiutato un pochino.
—Una meraviglia!—esclamò egli avvicinandosi e cercando di guadagnar tempo.