—V'ingannate, se credete che ciò sia difficile. È un segreto che ve lo potremmo dire anche in sedici, quanti siamo a San Bruno. Infatti,—soggiunse il padre Agapito, col sorriso dello schermitore che è giunto in tempo ad una parata difficile,—non si tratta del nostro segreto, ma di quello del padre Anacleto. Il nostro degno priore non voleva saperne di congedare il padrino, fino a tanto si sentiva il cuore tranquillo. E non lo avrebbe voluto neanche adesso, se non gli fosse venuto il sospetto che qualcheduno mirava a vogargli sul remo. Ora, fratello Prospero, badate bene a ciò che ho l'onore di dirvi. Tutto dipende da questo colloquio che voi non volete andare ad interrompere. Se il priore si accorge di poter essere il preferito (la qual cosa è possibilissima, poichè con le donne non c'è da fidarsi mai), egli non dirà nulla, nel senso desiderato dal sottoprefetto di Castelnuovo. E voi, fratello Prospero, voi rimarrete qui, se non fino alla consumazione dei secoli, almeno almeno fino a quella dei capricci gentili della vostra bella nepote.
—Ah, per…. esempio, questa passerebbe ogni misura;—gridò il padre Prospero, niente rallegrato da quella prospettiva.—Capisco anch'io che sarà meglio andare un pochettino laggiù.—
E balzato in piedi, uscì con passo risoluto dalla biblioteca.
—Ce n'è voluto, per farlo muovere!—esclamò il padre Agapito.
—Lo spediente m'è parso arrischiato;—osservò il padre Restituto.—Si potrebbe anche ritorcere contro di noi.
—Ho bruciate le navi;—disse il padre Agapito, stendendo le palme e allungando il collo in atto di rassegnazione.—Tanto, badate a me, il padrino Adelindo non rimane più a San Bruno. Il priore non lo metterà alla porta; può darsi. Ma gli offrirà il braccio per condurlo fuori.
—È un vostro sospetto?—domandò il padre Restituto.
—Sì, per ciò che risguarda il priore. Ma ho qualche ragione per credere che il padrino si lascerà fare la corte. E voi sapete che quando una donna è disposta a lasciarsi fare la corte da un uomo, quell'uomo, se non è uno sciocco, se ne avvede; e quando quell'uomo se ne avvede…. Ma che cos'è? Ritorna il padre Prospero?—
Infatti, il padre Prospero ricompariva sull'uscio della biblioteca. Era andato con molta buona volontà verso il giardino. Restare a San Bruno gli piaceva poco. La cucina, veramente, si era migliorata, non senza merito del priore, che aveva interpretati i gusti gastronomici del suo preziosissimo ospite. Ma la bontà della cucina era troppo poco, messa a riscontro con la mancanza d'ogni svago. Il padre Prospero era un uomo amante del quieto vivere, non già della solitudine, fatta solamente per le anime che sanno bastare a sè medesime. E quel pericolo, poi!… Ma in fondo in fondo, era davvero un pericolo? Neanche il sottoprefetto di Castelnuovo, col suo Francavilla in pectore, aveva potuto dir male del padre Anacleto. Non era ricchissimo, da stare a petto con la sua nepote; ma a questo ci avrebbe dovuto pensar lei. Infine, se si volevano bene…. Se si volevano bene e se lo confessavano, era da credere che il priorato del padre Anacleto fosse per finire, e la vita claustrale con esso.
Questa luminosa conclusione fece sì che il padre Prospero, scambio di tirare innanzi verso il giardino, dèsse una pronta voltata e ritornasse in biblioteca.