—Ma no;—proseguì egli, senza dar tempo al priore di aprir bocca,—ditemi prima di tutto perchè non siete venuto da noi, lassù al romitorio delle Querci.
—Son io che fo la parte del novizio, e il priore siete voi, padrino Adelindo;—osservò il padre Anacleto.—Ma è vero altresì,—soggiunse egli a mezza voce, quasi parlasse a sè stesso,—che ho fatto una cosa da novizio.
—Ah!—esclamò il padrino, che aveva udita la frase.—Dunque volete confessare?
—Ecco qua;—disse il priore, non senza un pochino di confusione.—Liberatomi dalla compagnia del sottoprefetto, desideravo sapere dove foste, per dar notizia a voi e al vostro zio di ciò che era avvenuto. Fratel Giocondo mi disse che eravate alle Querci. Venni lassù e sentii le vostre voci. Stavo per avvicinarmi, quando mi accorsi che era con voi il padre Agapito. E ciò non mi andava.
—Perchè?
—Me lo domandate? Per il discorso che dovevo farvi, il padre Agapito mi riesciva d'inciampo.—
Non era ciò che s'aspettava il serafino biondo. Pure, gli bisognò contentarsene.
—Ma dunque è assai grave ciò che vi ha raccontato il sottoprefetto?—chiese egli, tanto per dir qualche cosa.
—Sì, giudicatene voi. È venuto, con lo scopo apparente di conoscermi, e con l'altro, reale e non saputo dissimulare, d'intrattenermi su certi ospiti di San Bruno.—
Così dicendo, il padre Anacleto fissava gli occhi in volto al monachino, per vedere che effetto gli facesse l'esordio. Ma il monachino se ne stava là ritto, davanti al priore, con gli occhi e il naso in aria, e il labbro inferiore un pochettino sporgente, col proposito evidentissimo di secondare la mossa degli occhi e del naso. E quando io vi dico così asciuttamente gli occhi e il naso, credete pure, o lettori, che io faccio forza al mio naturale ed anche un pochettino alla giustizia. Due epiteti, via, ci vorrebbero, e per quegli occhi e per quel naso. In quanto alla bocca, poi, giuro per le labbra di san Giovanni Grisostomo, che ce ne vorrebbero tre.