—Non v'aspettate un racconto come il secondo libro dell'Eneide;—rispose il priore, sorridendo.—Io mi sbrigherò in pochi versi, perchè la mia storia è molto comune. Ho creduto di amare….
—E vi hanno tradito?—chiese il serafino, interrompendo.—Ma qui c'è da farne due, di libri.
—No, v'ingannate. Se m'aveste lasciato finire! Ho creduto di amare…. e non era vero.—
Il serafino stette alquanto sopra di sè, meditando la frase del padre
Anacleto; quindi, con un'aria di sommo candore, rispose:
—M'hanno detto che tutti gli uomini siano usi a parlare così.
—Davvero? E chi ve lo ha detto, padrino Adelindo?—chiese il priore, rizzando il capo e guardando in faccia il serafino.—Sarebbe questo, per avventura, un frutto dell'esperienza…. di vostra sorella?
—Ecco, voi andate in collera;—notò il serafino, arrossendo.—Vi ho proprio toccato sul vivo. Senza volerlo, badate, senza volerlo.
—Non vado in collera, e voi non m'avete toccato sul vivo;—replicò il padre Anacleto.—Mi avete chiesto una confessione, ed io ve l'ho fatta sinceramente. Ma già, dovevo capire che certe cose vanno tenute per sè.
—No, anzi, dite ogni cosa. E non era vero, avete detto. Come vi siete accorto che non era vero? E se vi siete accorto che non era vero, perchè mai, riconosciuto l'errore, siete venuto a chiudervi in questa solitudine?
—Padrino, padrino, voi siete un gran curiosaccio!—disse il priore, cansando di rispondere.—Ho conosciuto nella mia giovinezza un uomo insigne, grande per l'ingegno, e tuttavia bambino per la cara ingenuità de' suoi modi. Perchè la tal cosa? perchè la tal altra? Era questa la sua forma consueta di dialogo. Gli dicevate: bella giornata, quest'oggi! E lui subito a domandarvi: perchè mi dici questo? Ma…. perchè mi pare una bella giornata; e non c'è altra ragione che questa. No, rispondeva lui, ce ne dev'essere un'altra; tu non puoi dire che è una bella giornata, senza averci una ragione più intima. E via di questo passo, il mio illustre amico ci aveva la manìa degli interrogatorii; per modo che io lo nominai di mia autorità presidente perpetuo di tutte le commissioni d'inchiesta del felicissimo regno d'Italia.