—Per trovarci le afflizioni di cui mi parlavate poc'anzi?
—No, voi non le troverete;—rispose il padre Anacleto.—Se sarete buona, se sarete sincera…. Vedete, signorina, vi chiamo come bisogna chiamarvi, perchè questo incognito non può essere conservato più a lungo. Vedete, signorina, ciò che nuoce un pochino a voi donne è il vostro desiderio di piacere. Scusabile vanità, non lo nego, ma che porta le sue conseguenze spiacevoli. Gli uomini vi considerano schiave e vi proclamano regine. Vi lasciate lodare, ossequiare, incensare, e voi siete le vittime di questa lode, di questo ossequio, di questo incenso continuo. Così avviene che, mentre cento uomini si contentano di un ricambio superficiale d'affetto, che essi medesimi hanno voluto così, e v'ingannano allegramente, ce n'è uno che si trova ingannato e ne soffre, poichè il vostro carattere s'è fatto leggero, e voi non avete potuto dare a quell'uno ciò ch'egli chiedeva da voi, la sincerità, la fede, quello spirito di perfetta rinunzia della vostra volontà, dei vostri capricci, senza cui non è amor vero e durevole. Siate schietta, come siete bella; non vi compiacete nelle piccole vittorie dell'amor proprio, nei piccoli trionfi della vanità, ed aspettate. L'uomo degno di voi, quel Sempronio che dicevate poc'anzi, non tarderà a giungere, e voi lo amerete com'egli vi amerà; nè egli nè voi avrete forse mestieri di dirvelo. Qui, nella solitudine di San Bruno, un povero priore pregherà per voi e sarà lieto di sapervi felice.—
Il serafino biondo era stato ad udire con molto raccoglimento la predica. Ma, come il padre Anacleto ebbe finito, egli saltò su e rispose, con accento commosso:
—Venite fuori! Il mondo vi chiama, non lo sentite voi forse, signor priore? Le cicale hanno finito di stridere; i grilli non hanno ancora incominciato. Ma le voci del mondo suonano per voi, come suoneranno per me. Che fate voi della vostra gioventù, voi che date consigli? Non avete amato davvero…. Sono le vostre parole, ed io non vi credo un bugiardo. Venite fuori, dunque, e non istate ad intristire in quest'eremo!
—Serafino! serafino!—esclamò il padre Anacleto.—Non vi ho ancora detto ogni cosa. La vita, per l'uomo, non si compone tutta d'amore. È nell'indole nostra, pur troppo, che essa sia più complessa; in noi è una varietà di uffici, che non è fortunatamente in voi. Sappiate adunque che ci sono molte altre cose, le quali m'hanno fatto prendere in uggia il civile consorzio. Non lo credete? Eppure è così. Quando si è veduta l'invidia al posto dell'emulazione, l'egoismo al posto della fratellanza….—
Il serafino interruppe alle prime quella triste rassegna con una crollata di spalle.
—Tornate all'altro motivo, ve ne prego;—soggiunse.—Questo, che accennate, val poco; anzi non val nulla affatto. Quante volte, nella vostra vita, avete trovato…. che non era vero?—
Il padre Anacleto rimase un istante perplesso. Ma gli occhi scrutatori del monachino gli erano addosso. Perciò, fatta una pronta risoluzione, rispose:
—Parecchie volte; mettete anche cinque.
—Ah, meglio così;—disse il monachino, dopo aver fatta anche lui la sua piccola controscena.—Se m'aveste detto una volta sola, m'avreste fatto paura.